mercoledì 31 agosto 2011

Al Vittorio Emanuele si scala!

Un modo differente di vivere uno dei rifugi più commerciali delle alpi...
Il rifugio è situato in un posto incantevole e l'ottima accoglienza fa si che la permanenza sia ancor più piacevole... e poi c'è la roccia!
La pietra è, a tratti, di qualità veramente superiore; degna di alcune placche del Monte Bianco si presenta rossa e a ghiandoni.
Con questo spot voglio consigliarvi una bella idea per due giorni di bel tempo, ancora realizzabile fino alla metà di settembre:
Il primo giorno potete salire con comodo al rifugio per una scalata pomeridiana al Ciarforin.
Questa parete, esposta a sud Ovest, presenta numerose vie di varie difficoltà; le relazioni complete si trovano su un ottimo disegno appeso al rifugio. A mio parere sono interessanti due vie, le quali a tratti trovano la roccia migliore della zona.
"I segreti del guardiaparco" è stata aperta da Valerio Bertoglio nell'86; 6b è la sua difficoltà massima e sale in bellissimi diedri da proteggere; qualche chiodo in posto e soste ottimamente riattrezzate recentemente; una serie di friends fino al 2 è sufficiente.
Scendendo poi, non potete mancare il presunto 7b di "Jasmin", una placca veramente estrema che, a nostro parere, è già solo 7b fino ad un passo che ci è parso quasi impossibile... Questa è ovviamente aperta dal superfantaplacchista Maurizio Oviglia, il quale è riuscito a regalarci un sonoro 6b+ obbligatorio.
Il secondo giorno tocca ad "Alison"!
Ricordate la copertina di "Rock Paradise"? ...c'è una foto di un totem roccioso ed un disegno stilizzato, beh, quella è "Alison" alla punta Marco.
Aperta da Maurizio Oviglia con Edo Demarchi nell'estate '97, la via sale una delle due pareti più interessanti della zona (l'altra è la bacca di Moncorvè, ma in questa la pietra non è certo bella). Non certo per i movimenti o l'estetica di ogni tiro, bensì per l'intuizione e la ricerca del buon itinerario che io l'ho reputata via interessante, bella e degna di esser consigliata. Unico difetto ne è il tiro di 7c, il quale non è in linea con il resto della via; neanche per impegno, essendo stato l'Oviglia troppo bravo: è riuscito in questo tiro a dare un potente 6b obbligatorio, difficoltà che non si incontra in nessun altra lunghezza.
Poteva a mio avviso esser evitato più a sinistra, facendone uno in comune con la via di Carlo Giorda. Queste son però visioni diametralmente opposte: L'Oviglia ha fatto di tutto per non avere tiri comuni ad altre vie, mentre io, attraverso un restyling, avrei approfittato per dar risalto ad alcuni tiri meritevoli come il muro centrale della via del Giorda attualmente in totale abbandono.
Dopo il bastone tocca alla carota, e qui la carota è il totem finale!
Incredibile: le altre tre vie della parete l'avevano evitato, invece è proprio li che la via prende senso, ed è per quel monolite che ammirate ogni volta che salite la normale del Granparadiso che, prima o poi metterete le mani su "Alison". Su questi ultimi 2 tiri la roccia diventa magnifica, come al Grand Capucin, e la cima aguzza ripaga di ogni sforzo!
Note tecniche:
la relazione dell'Oviglia su Rock paradise è ovviamente ottima. La via ha molti spit in posto, probabilmente aggiunti in discesa per indicare la linea più bella e solida. é quindi più che sufficiente
una serie di Camalot fino al 2 e 14 rinvii.
Le doppie con un po' d'occhio possono esser rapidissime ma le corde devono esser da 60 non accorciatesi nel tempo.
L'accesso invece è diventato più complesso rispetto alla descrizione originale; un crollo ha modificato il terreno: ora con molta attenzione bisogna superare una piccola fascia di roccia grigia che si è creata sotto la pietraia basale; in discesa si fa poi una doppia su due chiodi non troppo difficili da trovare. Dal rifugio sono necessarie poco meno di 2 ore per raggiungere la scritta d'attacco. Spero che il tracciato sulla mia foto sia utile.

sabato 6 agosto 2011

Burgasser... scalare a 4000 metri!

Il 28 luglio 1935 Herbert Burgasser e Rudolf Leisz, tracciano sulla parete Sud del Dente del Gigante la via Burgasser / Leisz. La via si svolge al centro della breve giallastra e strapiombante parete Sud, la dove oggi centinaia di persone ogni estate fanno le doppie dopo aver percorso la via normale.
Per comprendere bene la bellezza di questa via dovete leggere bene la data d'apertura:
siamo nell'epoca degli assalti alle grandi pareti alpine, siamo in un epoca dove la differenza di livello arrampicatorio su roccia tra alpinisti dell'est e quelli dell'ovest è la stessa che passa fra uno stambecco ed una mucca.
Infatti questi due nomi non son certo Savoiardi...
Burgasser ha aperto interessanti vie in dolomiti e alpi centrali, fra le quali la parete Nord-Ovest della Sciora di dentro e lo spigolo nord della Turbinasca; oltre che sestogradista (grado che all'epoca aveva meno di dieci anni) era, come tutti quegli alpinisti, un ottimo artificialista, tanto che alcuni storici addebitano a lui l'uso del perforatore per mettere i primi rudimentali chiodi a pressione.


Il primo tiro è una variante che consiglio, parte più a destra dell'originale su una bella fessura diedro: 5c+.
Per visualizzare il materiale che potevano avere a quell'epoca tornate con la mente alle immagini di Emilio Comici che scala alle "Cinque torri": scarpe morbide (tipo Clark) con suola in feltro (la mania dello scarpone rigido arrivò ben dopo), corda di canapa con la quale si faceva anche l'imbrago e non avevano chiodi in acciaio concepiti per lavorare in torsione. Son sicuro che abbiate già visto quei chiodi dritti con anellino mobile... beh, avevano solo quelli oltre a qualche cuneo di legno.
Quello che colpisce di questa linea è che non segue fessure evidenti, semplicemente perchè a volte non ci sono! Gli apritori, con quel materiale appena descritto, chiodarono esili fessure zigzaganti per strapiombi e dove queste non c'erano furono costretti a lunghi tratti di arrampicata (interessanti anche oggi con le scarpette)!
Veniamo al dunque: Perchè vi racconto di questa via?
Perchè scalare a 4000 metri su passagi di 6c è un'esperienza unica; non l'avevo mai provata, anche perchè l'unico altro posto dove avevo scalato a quella quota è il Pilone centrale del Freney, e li di certo i 6c/7a non li ho provati....
Il dente è assai più comodo del Pilone e su quei tiri corti puoi "dargliene" fino al volo!
è incredibile la differenza di sforzo che si compie tra scalare ai 3500/3600 dell'Aguille du Midi e i 3800/4000 del dente: ogni passo fisico mette a dura prova la respirazione, e se per caso forzi il "blocco" un Doberman ti morde l'avambraccio!
Insomma provare per credere!
Il secondo motivo è che cerca,cerca non ho trovato una sola relazione adatta ai ripetitori del terzo millennio, ne su internet ne su carta!
Spero con questa mia di essere utile a tutta la comunità:
L1: l'originale atacca in un evidente rampa obliqua (sinistra-destra) all'estrema destra della conca detta "salle à manger". Consiglio invece una bella fessuretta di 10 metri posta una trentina di metri più a destra in corrispondenza di uno spit con maillon. 15m 5c+ sosta a chiodi.
L2: bel diedro di 6b purtroppo nella prima metà all'ombra. Per trovare corretto questo grado bisogna, dove questo strapiomba, traversare 3 metri a destra fin su spigolo-placca e ritornare a sinistra in fessura (un po' sprotetto, 5c+ obbl.); da qui dritti nel diedro fino in sosta a spit. 25metri.
L3: Strapiombo di sezione fisicissima, oggi protetto a spit, ne è difficile anche il ribaltamento.
Difficile capacitarsi di come alcune relazioni parlino di 6b+, già dichiararlo 6c+ vuol dire dare un grado da "boulderista incazzato"... vien da pensare che la libera dichiarata in relazioni precedenti passasse a destra rispetto al restyling attuale. 6c+? 20metri.
L4: 15 metri, perfetti, dritti, diedrissimo: 6b!
L5: Attenzione, dalla sosta non vedete più nulla! si traversa 15 metri a sinistra su roccia particolarissima, poi si segue l'evidente diedro facile su pietra non perfetta superando molti comodi gradini da sosta. Consiglio di non fermarsi alla comoda sosta a spit per due ragioni: la prima è che spesso c'è coda di chi scende in doppia, la seconda è che è meglio far pesare la corda in questo tiro facile che in quello dopo, che è già lungo e difficile. Quindi sostare su chiodi in corrispondenza di un piccolo gradino posto prima delle difficoltà finali. 5b 55metri.
L6: Tiro chiave! Due possibilità: evidente fessura ad incastro sulla sinistra, bella e fisica, prima mano e poi camino, 6c quasi tutta da proteggere. La seconda è il tiro di A0, interamente chiodato a destra della prima; sicuramente fattibile in libera non so però darvi un grado, molto bella è la parte dopo l'artif, intorno al 6a+. 45 metri fino alla vetta di sinistra.
Materiale: La via sta avendo una rivisitazione da parte della guida alpina Gianni Carbone, il quale sta sostituendo cumuli di vecchi chiodi con luccicanti spit eterni.
Non entro nella mia opinione etica e morale ma faccio solo una considerazione: la via in epoca "del chiodo" era ripetutissima, era un obbligo di un certo curriculum d'alta quota; potete immaginare quanti chiodi e quanto ciarpame ci siano in quelle fessure... Meno peggio uno spit o quattro chiodi storti giuntati da altrettanti cordini?
Per ora sono necessari friends da 0,3 a 1 e 12 rinvii se fate l'uscita di A0; se invece optate per uscire dalla fessura di 6c bisogna aggiungere un 2 ed un 3.
Un grazie alla Blanc che ha sopportato la mie bestemmie nel tiro Boulder!
Ciao!

sabato 23 luglio 2011

la nona sinfonia di Noaschetta...

.... CERCASI RIPETITORI DISPERATAMENTE!

Sono 9 anni che frequento il vallone di Noaschetta è fin dall’inizio gli specchi rossi posti al centro della Sud del Castello hanno attirato la mia fantasia.Nel susseguirsi delle stagioni li ho evitati in ogni modo, nello sfuggirgli sono finito sino alle lontanissime torri del Blan Giuir, insomma, mi facevano paura e non avevo mai osato sfidarli…. sino ad ora!Se pensate che sia diventato più forte vi sbagliate, oppure non comprendete il fatto che un arrampicatore non si senta mai abbastanza in forma rispetto a un ideale irraggiungibile!... ovvio quindi che le sensazioni che attendevo per sfidare la mia “Chimera” non sarebbero mai potute arrivare…E’ arrivato invece “Bellerofonte” alias Michele Amadio!
E’ curioso come, la prima via di Michele coincida con la mia più dura, esattamente come la mia prima coincise con la più dura di Daniele Caneparo… tutte al Monte Castello!
Beh, sui muri rossi comunque non siamo andati… mancanza di livello o impossibili? Non lo so!... ma considerando il fatto che standogli a sinistra abbiamo incontrato difficoltà fino al 7c+ propendo più per la seconda.
Il risultato è quello di una via estremamente varia che alterna tetti a incastro con muri che non sfigurerebbero nelle più belle falesie. Il suo difetto è la roccia a volte un po’ lichenata, si fa perdonare però con le sue soste comodissime in grado di rigenerarti prima di attaccare gli infiniti tiri.
La fortuna ha voluto permetterci di dargli un notevole obbligatorio, che noi valuteremmo circa 7a, su granito di più non ho mai fatto...

Giunto alla mia nona via nel magico vallone mi verrebbe facile gridare “alla più bella, alla più dura”… non lo faccio e hai ripetitori lascio il giudizio!

Adriano Trombetta (ottobre 2008)


Con questo mio articolo fu presentata "la nona sinfonia" al pubblico nel settembre 2008 quando la terminammo.
Una relazione tiro per tiro abbastanza inquietante ne accompagnava la presentazione...

Dopo una nostra recente ripetizione é giunta l'ora di dare una dimensione più umana a tutto ciò, in maniera che tanti di voi che potrebbero, non solo uscirne, ma divertirsi possano andare a provarla...

"L'antifona": Il primo tiro è una bellissima placca di 60metri dove il 6b+ è dato più per il peso della corda e l'impegnativa chiodatura che per i singoli movimenti. Tutto sommato resta uno dei tiri più impegnativi della via! (e siete ancora freschi!!) Bastano i rinvii.

"Ledge to ledge": Il fotografatissimo secondo tiro è il tettone. Una bella traversata di 40 metri con finale in discesa. Un onesto 7b+ (in bassa valle anche meno) ben proteggibile, 2 spit in posto e un nut nel passo chiave. Occhio agli attriti.

"10mm" 6c perchè 6b+ stonerebbe sulla relazione... Bellissimo tiro, quello chiodato più lungo, con un onesto 6b obbligatorio lontano dallo spit. In posto uno spit ed un nut. Portare frinds fino al verde(0,75).


"Il filtro" 7a obbligatorio c'è, ma abbastanza vicino allo spit (un metro dal piede).
La parte esigente come chiodatura gira intorno al 7a+, mentre la parte ancora da liberare valutabile intorno al 7c+ trattasi di 3 spit in A0. Frieds da 0,3 a 0,5.
Segue il 5° tiro, molto bello e non ingaggiato; la valutazione di 7a è forse eccessiva.

"il tiro da ungere" Un vero tiro di falesia, fosse al Sergent sarebbe una delle placche più frequentate. Dopo un inizio impegnativo sul 6b segue il perfetto muro di 7a+ con spit vicini che invogliano a provare l'on-sight. Necessari solo in rinvii.
segue il "Setteburo", tiro di lettura difficile che presenta tecnicismi fra due diedri accennati a volte estremi; chiodatura ravvicinata anche se non regalata.

"Pelle" ...avete finito la pelle? dulcis in fundo un pratino bucolico sotto il super spigolo di 30 metri vi rigenera per poter fare unche più di un giro sul tiro più bello della via. Dopo una parte di 7a di una ventina di metri arriva il megalancio. chiaramente azzerabile questo movimento di 7b+ non penso sia regalato... a voi lanciatori la conferma!

Provate a fidarvi, spesso si fanno un sacco di Km e si spendono soldi in funivie e rifugi, qui parliamo di un gioiello alle porte di Torino! Buona scalata!


giovedì 7 luglio 2011

L'attacco dei cloni... (a ognuno il suo limite)

6/7/2011
qualche giorno fa ho rimesso le mani su un tiro che qualche anno addietro liberai al Sergent...
"L'attacco dei cloni", scoperta da Maurizio Oviglia, è una bellissima fessura che richiede ogni tipo di incastro delle mani...
...da mono e bidita, a mano, a pugno.
Durante l'apertura furono messi 2 spit, il buon Maurizio però mi propose subito di levarli qualora io li avessi giudicati superflui. In effetti in una fessura ben proteggibile stonavano al quanto.
Attenzione: ben proteggibile vuol dire sicura e non facile da proteggere...
In effetti per la pink-point (protezioni in posto) sono bastati due giri mentre per la red-point (protezioni da piazzare) la musica è cambiata...

è si, i buchi non sono tanti in quella fessura e visto che oltre ai friends ci devi metter le mani ti trovi costretto a proteggere dopo aver sfilato le dita, e, più rapido sei e meno ghisa hai!

se è vero che ognuno al suo limite si deve ingegnare l'ho fatto anch'io, ho trovato spunto dal super Didier Berthod, che nella sua mega "Cobra crack", ha dovuto inventare un friend con velcro per esser più veloce a proteggere... lui sull'8c, io sul 7b+, a ognuno il suo!
La cosa divertente è che al primo tentativo il mio bel friend nastrato sulla pancia ha deciso di non staccarsi (mi sa che avevo esagerato col nastro...), immaginate le risate di chi assicurava nel vedere uno fermo su un bidito che quasi strappa la maglietta...
il primo giorno di tentativi non ha dato buoni frutti, ma pochi giorni dopo con le braccia più fresche, è entrato al primo giro, senza neanche il trucchetto del nastro.
L'attacco dei cloni non ti concede molti giri, ti spacca le dita al primo!
(come vediamo qui sopra il forte Andrin che si guarda le ferite...)
L'attaco dei cloni: 7b+, 15m, R2; necessari friends da 0,3 a 2; situata nel settore destro del Sergent è posta appena a sinistra del primo tiro di Sirbis.
è indubbiamente una delle fessure più difficili della valle Orco, e, pur essendo corta è anche fra le più belle.
Esposta ad Ovest al pomeriggio vi regala luci meravigliose!
Divertitevi!

mercoledì 8 giugno 2011

WORK IN PROGRESS (Cornflakes capitolo 2°)

Quando si scopre una bella via in un qualche vallone sperduto è bravura.
Quando si apre una super via in un luogo dove l'arrampicata ha interessato solo poche generazioni è bravura.
Quando trovi una bella via a 15 minuti dall'auto in una valle dove l'arrampicata è ragione di culto da quarant'anni è culo.
Quando ti accorgi di aver scoperto, salito e liberato una delle più belle vie di tutto l'Orco nel 2011 è un miracolo.

"Work in progress" è un miracolo!

Vi ricordate il capitolo primo? vi parlavo di due ragioni che hanno spinto me e Aziz a visitare i Cornflakes: la prima quella di poter liberare "la festa del cappello", la seconda è un simpatico scherzo dell'Oviglia...
Nella sua nuova guida c'è una bella foto della parete dove lui traccia una linea rossa per indicare una via immaginaria; questa segue quel diedro marcio che abbiamo salito e chiamato "il disgaggiatore disoccupato". E quale pensate sia il nomignolo che Maurizio scrive a lato della linea rossa?
Si!...é proprio "Work in progress"!!
é così, anche se la nostra "work in progress" sta 30 metri più a destra, che dedichiamo questa salita a Maurizio Oviglia perchè è dal primo "Rock Paradice" che stimola tutti ad andare avanti in un infinito "work in progress"!
Aperta nel maggio 2011 da me e Aziz si snoda in tre tiri perfetti e assai diversi nelle caratteristiche e nella roccia.

Il 1°tiro è un bel 7a su pietra scura e aderentissima; 3 chiodi ne proteggono un primo muro dai movimenti "falesistici", poi continua un fessurino ad incastro di dita, dove bisognerebbe esprimere una doppia gradazione: 7a per dita grandi, 6c per dita piccole.
Materiale necessario: friends fino a 0,4 e nut medio-piccoli.

Una comodissima sosta vi permette di allestire un pic-nic per provare il 2° tiro per tutti i giri di cui abbisognate!
La roccia dall'aspetto non perfetto si rivela sorprendentemente bella e insolitamente lavorata per la zona. Per ora liberato solo da me in pink-point questo fisico 7b attende la red-point, la quale costringerà ad un difficile piazzamento di uno 0,3 o C3 giallo sotto il primo tetto.
Qui ci sono gli unici 2 spit della via, sicuramente criticabili ma comodi, rappresentanti del fatto che in "Work in progress" non ci sono prove di coraggio ma solo estetica del gesto!
Sono necessari friends da 0,4 a 2; doppio lo 0,5.

...e ora tocca al vero miracolo: il grande tetto.
Finchè non lo abbiamo toccato non siamo stati certi del fatto che vi potesse essere realmente una fessura di fondo. Essa c'è!
Si tratta di un infinita traversata sotto uno dei tetti più pronunciati di tutta la valle; la roccia di crollo è liscissima ed il boulder che affronterete in mezzo è descrivibile solo con le immagini. Il vuoto inibisce leggermente la gestualità, ma anche qui la sosta degna di un campo base motiva a provare e riprovare.
Liberato da me mettendo le protezioni (e vi confesso di aver avuto fortuna...) si è rivelato 7b+, ma ne gradirei un'ulteriore conferma oltre a quelle dell'Amadio e di Aziz, essendo questo un tipo di scalata assai specifico.
In posto ci son 3 chiodi ed un nut, servono friends fino allo 0,75 e nut medi.

La via non presenta particolari obbligatori essendo questa percorribile interamente in artif senza superare A0. Solo nel primo tiro e sul primo chiodo si può azzardare un 6a obbl. R2.
Dalla sosta di uscita andare sulla bella piattaforma a destra a reperire la calata; con una doppia da 60 si arriva a terra, ma si può anche usare la corda singola e far due calate.

Ci vediamo a "Cornflakes capitolo 3°"...
Ciao!!


venerdì 27 maggio 2011

"CORNFLAKES" ...capitolo primo...

Valle Orco: la parete dei Cornflakes è innegabilmente la più grande scoperta degli ultimi 10 anni di Orchismo!
...sfoglia sfoglia la guida di Maurizio Oviglia ed ecco che mi tornano alla mente quelle relazioni capitatemi in mano qualche anno fa... Fabiano Contarin e compagni scoprono nel 2007 ciò che era sotto gli occhi di tutti da sempre: quello splendido dado tutto diedri, fessure e tetti; lo chiamano parete dei "Cornflakes" e, a differenza di tutti quelli che come me guardavano e basta, loro attaccano...
Aziz su "Stuzzicadente"
durante la sua
red-point.
Tracciano, infatti, due bellissime vie ed una variante: "Cornaflakes" è la prima e ragala una doppia fessura mozzafiato, viene valutata un po' generosamente rispetto all'uso della valle e una sosta blocca la purezza della linea, ma non importa siamo su qualità di pietra e qualità dei movimenti altissime, ancor più perchè si è a 15 minuti dalla macchina.
La seconda via è: "La festa del cappello", altra linea superlativa dove però il primo tiro viene lasciato in artificiale a causa di protezioni veramente poco sicure...
Dopo un'attenta opera di miglioramento di queste scattano i primi tentativi per la libera e, a colpi di spazzola, io e Aziz portiamo a casa la pink-point, non utilizzando tra l'altro i due spit presenti resi inutili dai nuovi chiodi:
è un bel 7a R2 25m, mentre un eventuale red-point ne aumenterebbe leggermente la difficoltà o l'ingaggio a seconda della scelta di occupare l'ultimo buco con un C3 giallo o con le dita.
...proprio questa idea di poter compiere una prima libera è uno dei due motivi che ci attraggono a visitare questa parete.
Mentre voi per conoscere il secondo motivo dovrete aspettare "Cornflakes capitolo secondo", noi giriamo l'angolo e vediamo "Stuzzicadente":
Una ruga esteticissima paragonabile per estetica a "Cannabis" e per stile di arrampicata all'ultimo tiro della "Casa degli specchi".
R2 - 40m - 6b+
Prima libera Adriano Trombetta e Aziz
in posto 4 chiodi, necessari nuts medi e piccoli; camalot C3 e C4 fino al 2; la corda singola è sufficiente.
Questa è in realtà la prima via che viene salita in questa parete; risale al 2001 quando due giovanissimi ragazzi, Umberto Bado e Marco Appino, la salgono in arrampicata mista non lasciando ne chiodi, ne sosta.
Dopo questo antipasto, attendendo le portate forti. Nasce "L'Onironauta", il viaggiatore dei sogni...
dopo un bellissimo primo tiro di 6b, quasi tutto in fessura, inizia uno spigolo dove...
ma lasciamo parlare le foto che dicono più di tante parole...
Aperta nel maggio 2011 da A.Trombetta, Aziz e Antonio Lovato sono stati sufficienti 3 spit per questa linea dei sogni:
2 tiri, 60metri, RS3, 6C max, 6C obbl.
Necessari sul primo tiro camalot fino all' 1, il blocco di partenza è protetto da un ottimo chiodo;
sul secondo tiro necessari nuts e camalot fino allo 0,5; oltre agli spit è in posto un ottimo chiodo.
Con le mezze corde basta una doppia.
Qui a fianco
il folle Michele Amadio
sale a vista utilizzando solo le 4 protezioni presenti in 40 metri!!
Sempre aspettando il secondo capitolo, per dovere alpinistico, abbiamo anche salito quel marcione del diedro centrale che caratterizza la parete:
 è forse la via più brutta dell'Orco, più brutta di "Alì Muschiò e i 40 radicioni", forse paragonabile solo alle vie della paretina infelice.
Sconsigliata anche ai nemici, si snoda in 3 tiri: rampa obliqua fino in sosta, 30m 3°; larga fessura con blocchi instabili, 5c e A1 20metri; diedro chiuso da tetto marcio, 6a 30metri.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere, questa orrenda scalata ci ha regalato un buon punto di vista su tutto ciò che avevamo sopra la testa...
Ho forse già detto troppo? ci vediamo per il capitolo secondo!

venerdì 6 maggio 2011

Cercando il facile...

... TROVARONO IL DIFFICILE!

Avete presente quella scala di valutazione del rischio di una via che si tenta di usare in Italia da sette-otto anni? Quella che va da "R1" a "R6":

  • R1 ben proteggibile con ottimo materiale ravvicinato.

  • R6 improteggibile, potenzialmente mortale!

Beh, mi sono chiesto più volte quale sia la differenza tra uno "slego" ed un "R6", la risposta ovviamente è giunta per caso...

Salendo la valle Orco un giorno di Maggio, un vento che fa pensare "aderenza" spazza il cervello del mio socio di mille avventure Michele Amadio, il quale comincia a narrare una leggenda:

.." hai mai salito "L'ultima placca"?, è una via del Poppi Miotti, la più sprotetta della valle, e passato li sotto e l'ha salita in slego, tanto è improteggibile, cazzo, l'ha proprio fatta vedere agli orchisti la classe del Mello.."

Ma quella fessura a sinistra, ben visibile nel filmato e che noi abbiamo evitato accuratamente che via mai poteva essere?
Secondo il folle Michi, colto sul momento da manie storico analitiche sull'Orco, si tratta di "Cercando il facile", una stupida via aperta da qualche nessuno e che con quel maledetto spit va troppo vicino e deturpa quel capolavoro che è "L'Ultima placca" ; quindi noi per ripetere quest'ultima dobbiamo assolutamente stare lontano da quella fessura e ancor più da quello spit, anzi, "lo spit va fracassato di mazzate!".
Ma il ritorno a casa mette giudizio e, aperta la perfetta prima guida dell'Oviglia, scopriamo che su quella ruga passa la via del mitico Poppi Miotti, il quale forse sentendosi lontano da casa dopo gli ottimi chiodi mette anche uno spit per creare:

CERCANDO IL FACILE
prima salita: Poppi, Merizzi, Azzalea, Villotta e Gogna il 4 Giugno 1980

...scopriamo anche che:
L'ULTIMA PLACCA
prima salita: Beuchod, Bonelli, Demichela nell'estate 1979
è appunto stata aperta da altri e non dal Poppi (Giovanbattista Miotti) e soprattutto si trova all'altra estremità della parete.

Scopriamo infine di aver compiuto la prima salita di:
TROVANDO IL DIFFICILE
6°(mellico) R6 60metri

Ma soprattutto troviamo una risposta a quella mia prima domanda:
Qual'è la differenza fra "slego" ed R6?
All'atto pratico nessuna ma, l'intento differente mette un abisso fra le due situazioni:
Quando sei slegato sei slegato!
Quando sei su un R6 vorresti proteggerti ma non puoi, quindi sei slegato ma è come se fossi legato anche se non porti la corda!


Folle? Ma forse, non è tutta questa una storia di follia?
Ciao!