sabato 20 ottobre 2012

POSITANO CLIMBING

Positano …
un paradiso terrestre che nasce in sordina…
Qualsiasi persona veda Positano, non può ignorare la roccia!
Il tratto di costiera Amalfitana che da Positano arriva a Praiano e che in altezza si sviluppa negli abitati di Monte Pertuso e Nocelle, presenta la massima concentrazione di pareti in una regione che è già quasi tutta di pietra.
E allora potete immaginare cosa si scateni nell'animo di un climber o alpinista che veda tutto ciò…
Lo sguardo viene colpito dal rosso delle grotte, dal grigio dei muri a gocce, dal blu del mare.
Qua e la ci sono case e borghi, paesi talmente belli che sono il simbolo della “Bella Italia”, paesi che sono il simbolo della vita bella!

Bene, ora il quadro del paradiso degli arrampicatori è dipinto, resta da capire perché un tale luogo non sia esploso nel giro di pochi anni dalla sua scoperta alpinistica…
Attraverso la mia storia, inseparabile da quella della Selva, voglio trovare degli spunti per comprendere i limiti, gli errori oppure le fortune forse, che hanno portato alla situazione attuale.
È ottobre del 2007 quando vengo invitato da Marco Capone…
Marco è di Salerno, l’ho conosciuto in Piemonte dove è  arrivato da diversi anni per realizzare il suo obbiettivo di vivere da guida alpina. Mi parla dell’arrampicata in costiera con affetto ed entusiasmo, esponendomi i sui sogni di sviluppo. Quindi è da Salerno che parte il mio viaggio, verso quei luoghi che ancora non riuscivo ad immaginare.
Fino ad allora l’arrampicata in costiera aveva un sinonimo, Oreste Bottiglieri! Ovviamente iniziamo dalle sue (e fino ad allora uniche) falesie: San Liberatore, Torre dello Ziro, punta d’Aglio ed insieme a Mujo, terzo pellegrino del gruppo, ci accorgiamo subito che il potenziale è enorme.
Tiro dopo tiro e falesia dopo falesia notiamo che fra alcune vie molto belle ed altre bellissime c’è però in fondo un modo diverso di chiodare ed interpretare le linee rispetto a quello delle grandi falesie del nord Italia o del sud della Francia. Un pensiero si insinua inevitabilmente in noi, e, soprattutto in me diventa chiodo fisso…
Chiodare, creare, aprire… insomma esprimermi in nuove vie diventa per me obbiettivo di vita! E prima ancora di avere il tempo di pormi la domanda su come poterlo realizzare la soluzione si presenta dietro l’angolo...

La Selva
Ci raccontano che c’è un posto diverso chiodato da “un veneziano”… Positano è un po’ lontano, ma dicono che  il viaggio valga la visita… Ci spiegano che per arrivare al Mirabella, la falesia promessa, devi aprire un cancello ed entrare alla “Selva”. Cavolo! ma si entra proprio in casa!  a due guide piemontesi fa un po’ impressione passare a fianco alla cucina senza suonare neanche un campanello... ma c’è il Capone, l’autoctono, che ci spiega che spesso li è così.
Infatti subito incontriamo “i Selvatici” impegnati nella consueta raccolta delle olive…
Con tanto sudore e ancor più amore, Cristiano, Marta e Antonino stavano costruendo da sei anni quella che oggi è una delle più belle residenze di tutta Positano.
La Selva ti entra nell’anima al primo sguardo. In una delle zone più turisticamente caotiche che esistano al mondo questo luogo si distingue come un oasi di pace. Si raggiunge con una breve passeggiata, in salita o in discesa a seconda di come vi piace e, se pur a poca distanza dalla vita del borgo, l’isolamento sembra totale.
Lo sguardo spazia dal golfo di Salerno ai Faraglioni di Capri e l’orizzonte è la curvatura terrestre rappresentata dal blu del mare. Quando uscite dalla vostra stanzetta mettete immediatamente i piedi sull’erba, e poi le falesie! non solo vicine, ma in casa! proprio dentro il cancello!
Sei anni prima del nostro incontro Cristiano, veneziano come la sua bella Marta, ha cercato a lungo il suo eden e lì l’ha trovato.
Voleva inizialmente metter in piedi un’attività per gli arrampicatori ma poi fra un lavoro e l’altro “la Selva” l’aveva totalmente assorbito. Quando io l’ho conosciuto viveva dei proventi della sua terra e dei pochi turisti ai quali dava alloggiamento nell’estate.
Intanto però un progetto riguardante lo sviluppo di nuovi itinerari di arrampicata, che i Selvatici avevano presentato al comune i primi giorni della loro immigrazione, aveva compiuto il suo percorso ed era stato imprevedibilmente accettato…

Proprio lì, in quell’ottobre 2007, mentre noi scendevamo le scale della Selva, Cristiano cercava delle guide alpine alle quali affidare il progetto!
Inizialmente neanche immaginavo che mi venisse offerto un compenso, figuratevi, io avrei pagato per chiodare...
Ma tant’è...ed oggi sorrido nel ricordare che il punto di partenza della mia vita Positanese fu un progetto a sfondo economico (dicesi lavoro, vero?).
I mie colleghi invece si interessarono molto a questo aspetto e rapidamente  ci scindemmo in due scuole di pensiero: mentre Marco e Mujo cercavano vie e settori più rapidi da realizzare, io spesso con Cristiano, cercavo linee che rendessero maggiore giustizia a quelle pareti.
Mi sono spesso chiesto cosa provano oggi quei personaggi che hanno scoperto e sviluppato falesie come Ceuse, Arco, Finale, e vedendo il potenziale di quei luoghi volevo impegnarmi al massimo in ogni via, per non rischiare di guardare un giorno indietro e dire “be', potevo fare di meglio” o peggio ancora “cavolo, me la sono lasciata scappare!”.  Insomma, quello che io vedevo a Positano era la possibilità di lasciare un segno della mia esistenza e tutto ciò non poteva avvenire senza “La Selva” e l’amore di Cristiano per l’arrampicata.
Visto che della parte più "commerciale" del progetto se ne è già parlato in diversi articoli, come il primo che uscì su Alp nel 2009, voglio in questa pagina raccontarvi della mia parte in quel lavoro e di tutto ciò che ne seguì.
E dalla Selva che nascono le idee e che si muove l’arrampicata di quei luoghi! e questo è ciò che non hanno colto fino ad ora i magazine che hanno parlato dell’arrampicata in costiera!
La mia attività attuale, che continua non solo senza compenso ma anche senza finanziamenti, deve molto all’ospitalità della Selva e di Cristiano, il quale spesso viene a chiodare con me.
Non sono l’unico che continua l’opera di chiodatura, c'è il Gunter che, se pur saltuariamente, continua a esprimere la sua arte su quelle pareti.
Anche lui Veneziano è stato uno dei primi chiodatori del posto, le sue linee visionarie, anche se a volte imperfette, sono state per me spesso fonte di ispirazione.
Potrebbe suonare esagerato sentir parlare in termini artistici di vie alte al massimo 60/80 metri, ma chiunque abbia provato a chiodare può meglio immaginare cosa voglia dire salire, spesso “dal basso”, su immensi strapiombi stalattitici. Li, la roccia non nasce perfetta ed alle volte far crollare canne e stalattiti instabili risulta un impresa acrobatica. Ma la cosa più complessa è vedere le linee, le quali spesso non sono diritte e devono anche evitare zone di roccia non chiodabile. Insomma, quando lavorate tre giorni per realizzare un solo tiro, be', può diventare una sorta di vostra creatura, non pensate?
Le uniche relazioni ufficiali sono sul sito: www.associazionelaselva.it oppure sulla microguida  che siamo riusciti ad auto produrre e che si trova sul posto. Quindi, mi lamenterò nuovamente... perché anche in fatto di pubblicazioni più tecniche siamo stati quasi ignorati! La guida “Malopasso” è assai imprecisa riguardo a Positano; contiene relazioni che erano solo bozze da cantiere e che ne io ne Cristiano abbiamo dato alle stampe. Nelle nostre falesie, con quella guida in mano, si rischia di ripetere vie brutte che non sono mai state pulite o addirittura di non trovarne altre perché da noi stessi schiodate!
Nell’ultimo anno ci siamo maggiormente dedicati a far nascere “multy pitc”, per ora di soli 3-4 tiri ma in ambiente pazzescamente esposto al vuoto. La grotta dei Gufi è sicuramente la novità più interessante, li c'è “San Pietro in jumar”  che è forse la via di calcare che occupa il posto più grande nel mio cuore. Punta Campanella invece è senza dubbio uno dei luoghi ambientalmente più belli d’Italia e la via “Blu” ne è il sua bandiera.
Tutto ciò, purtroppo, è finanziato solamente dalle nostre tasche e vi assicuro che è pesante! Non solo per i soldi necessari a comprare materiale, ma soprattutto per ciò che non si guadagna mentre si lavora. E chiodare, penso lo abbiate capito, è un lavoro!
Stiamo cercando soluzioni, ma è difficile. Anzi, se avete delle idee o proposte per aiutarci a risolvere questo antipatico lato economico, tiratele fuori!
Per capire in che direzione andare è importante comprendere che il turismo arrampicatorio per la Costiera non è fondamentale. Il parallelismo più semplice è quello con Kalimnos o Arco: a Kalymnos non avevano altro prima che arrivasse l’arrampicata ed essa ha cambiato l’economia di un intera isola; ad Arco invece basta un sola parola per spiegare la differenza, “regione Trentino”!
Ora, a Positano, hanno turismo da aprile ad ottobre, ed è anche turismo ricco! la domanda è: come convincerli che l’arrampicata non è solo un turista in più? Come convincerli che l’arrampicata li renderebbe ancora una volta primi in tutto il mondo?
Mentre ci pensiamo chiodiamo!
...e ci vediamo alla Selva!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!




sabato 1 settembre 2012

Aiguilles du Diable

...una storia di guide...
Siamo negli anni '20, gli anni nei quali tutte le principali vette alpine sono state conquistate, restano i pinnacoli, le guglie "Les Aiguilles" appunto...
Queste solleticano in maniera differente gli alpinisti, rappresentano una ricerca estetica più pura, una sorta di esercizio di stile se volete. 
Les aiguilles du Diable stimolano già nel nome, in più, il gusto del vuoto, unito all'accettazione del sacrificio che i nostri bisnonni alpinisti erano pronti ad avere per una nuova conquista, spingono gli Chamoniardi Armand Charlet e Ravanel a salire fra il 1923 ed il 26 tutte le 5 guglie che compongono le Diable.
Ma come già accadeva fin dagli albori dell'alpinismo, dal Monte Bianco al Cervino, sono i "clienti" che danno quello stimolo in più...
In questo caso sono due Americani, Robert Underhill e Mary O'Brien che assumono "Piè Veloce", il mitico Armand Charlet, per tentare la cosa in più: la traversata di tutte "Les aiguilles du Diable".
Già, avete letto bene, Mary, una donna... veramente un'eccezione per l'epoca, soprattutto su quelle difficoltà!
E si, perchè le Diable sono difficili! Pensate che il "boss" si spinse a valutare l'Isolèe V°,come la fessura Knubel sul Grepon, uno dei passaggi all'epoca più duri di tutto il massiccio.
Solo che, altra particolarità, abbiamo a che fare con Charlet, il più forte alpinista di Chamonix. Quindi, come nel suo stile abituale, non usa chiodi neanche sull'Isolèe...
Scrive miss.O'Brien nel suo diario:
«Non ho mai visto Armand,in tutte le scalate che abbiamo fatto insieme, utilizzare un solo chiodo se non nelle calate a corda doppia».
...Ma lui è Armand Charlet "Piè Veloce", cammina nel 1928 laddove ancora oggi molti alpinisti aspettano l'ottima condizione fisica e climatica per cimentarsi.
Anche la mia storia sulle Diable inizia con i clienti, prima di praticare il mestiere di guida era un dipo di salita che non cercavo, inseguivo una scalata più "sportiva" anche in quota. Sbagliavo!
Le Diable, ancor più della traversata delle Grand Jorasses, sono una delle più belle emozioni che si possano provare in alta montagna! Vorrei con le mie foto, scattate in tre ascensioni differenti, trasmettervi anche solo in parte quella bellezza...
Le buone condizioni non sono difficili da trovare, basta andare in stagione non troppo avanzata in quanto poi il couloir d'accesso diventa secco e pericoloso. Considerate che se ne percorrono circa 450m di dislivello.
Questo canale è l'unica parte orientativamente difficile. 
Ci sono due soluzioni: io prediligo quello più a destra, anche se non arriva diretto al col du Diable. Questo canale è il secondo che si individua dopo il Clocher du Tacul, ha il vantaggio di arrivare molto prima sul vostro cammino e quasi sempre la crepaccia terminale è buona. Nella notte però non è così facile da individuare. Sovente a 45° nel finale conviene obliquare decisamente a sinistra sulle rocce (non facili!) fino ad incrociare il colle du Diable.
L'altra soluzione è il couloir che scende direttamente del Col Diable.
La prima guglia da salire è la Corne 4064, si aggira da sinistra fino alla breche con la Chaubert, da qui si sale e scende, 25m 3°+.
Poi tocca alla Chaubert 4074, bellissimo tiro (4°+) rosso fessurato posto in frote a voi vi porta quasi fino in cima.
La dicesa alla Mediane si fa con due o tre calate da 20 o 30 a seconda degli ancoraggi che scegliete. La scalata alla Mediane è molto compatta e vericale in forte esposizione. Evidente da trovare comincia obliquando per gradoni verso destra. Poi su nel gran diedro traversando a destra verso la cresta prima che diventi ancor più difficile (4+ sostenuto).
Sosta su un bel gradino aereo da percorrere poi ancora a destra per salire infine dritti e poi per cresta alla punta Mediane 4097m.
La cima della Mediane presenta una bellissima finestra rettangolare, da questa si fa una doppia di circa 25m per raggiungere l'intaglio della Carmen. Bisogna pendolare al punto giusto per attaccare il buon tiro.
Ora, tutte le relazioni dicono di salire a destra un tiro di 4° verglassato... no!
Molto meglio a sinistra un perfetto diedro fessurato, giallo-rosso compattissimo alto 8m; è un passo duro ma perfettamente proteggibile (5a).
Dalla terrazza sotto il corno della Carmen 4107 due doppie portano alla breche du Diable.
Per L'Isolèe si leggono relazioni veramente complesse, a mio avviso è evidente e va affrontato frontalmente:
30/40m prima di raggiungere la breche che separa dl Tacul (consiglio di lasciare qui gli zaini) buttarsi a sinistra in piena parete e, continuando ad obliquare raggiungere il filo del pilastro da seguire fino in punta (5b).
Qui io metto le scarpette, perdo 5 minuti e ne guadagno 10 sulla scalata!
Con una doppia da trenta (un po' troppo giusta) si scende sul lato corto del'Isolèe, una trentina di metri più in alto rispetto a dove abbiamo attaccato il pilastro.
Dopo aver ripreso più in basso gli zaini si comincia la facile cresta rotta del Tacul fino in vetta.

D+ è il suo grado, più difficile nei passaggi di roccia rispetto alle Jorasses o al Jardin ma più compatta, ordinata ed evidente rispetto a queste. Inoltre io sono convinto che la discesa sia un elemento importante nella valutazione del grado complessivo di una via, e qui è assai comoda lungo la normale del Tacul.
Una sola corda da 60 è veramente giusta al millimetro per alcune calate, consiglio di portare anche un cordino di servizio come sicurezza in più. Per il resto 5 o 6 friends fino al rosso o giallo sono sufficienti.
Per quanto riguarda i tempi io parto dal rifugio Torino intorno alle 3 di notte; con Enzo "piè veloce" abbiamo compiùto la traversata in meno di 10 ore dal Torino all'Aiguille du Midi, negli altri casi sono state necessarie circa 10 ore dal Torino alla cima del Tacul...

Buona salita!

martedì 28 agosto 2012

Traversata delle Grand Jorasses

...una delle più belle creste delle Alpi!
...è intorno ad uno dei bivacchi più emblematici del massiccio del Monte Bianco  che si snoda la cresta Ovest delle Grand Jorasses.
Il Canzio è tappa fondamentale di questa aerea traversata e grazie alla sua ardita ma comoda posizione regala momenti di pace e convivialità in mezzo all'azione estrema.
Inseguita soprattutto dai cacciatori di "4000" la traversata non è solamente bella per le 9 vette che regala, è soprattutto bella nella sua integrità, tenendoti per due giorni fra terra e cielo!
Sono diversi anni che nel mio mestiere di guida mi trovo ad accompagnare alcuni collezionisti di "4000" lungo questa traversata. Loro sono spesso ottimi alpinisti che non hanno mai usufruito di un guida ma, non essendo arrampicatori hanno bisogno di un aiuto per superare alcuni difficili passaggi che caratterizzano questa via.
Il primo giorno si parte dall'arrivo della funivia al rif. Torino. La cresta inizia con la porzione chiamata "Rochefort" che parte subito aerea dopo la "gengiva" del dente del gigante.
Bellissima è la punta del Dome du Rochefort, luogo già molto meno frequentato rispetto alla prima parte ma è dopo questo che il terreno comincia a farsi più tecnico: pilastrini e creste di roccia iframmezzate da piccole calate...
Quest'ultima traversata l'ho compiuta con colui il quale è forse il mio cliente più forte: Renzo Ciavattini.
Proprio grazie alla sua velocità ci siamo permessi di valutare meglio alcune varianti più estetiche per così redigere la relazione che vi presento:
La vera e propria traversata inizia laddove finisce il frequentatissimo itinerario chiamato “cresta di Rochefort”. Da qui, dalla cima dell’Aig. du Rochefort, le tracce diminuiscono e l’ambiente si verticalizza ancor più.
Arrivare in cima al Dome de Rochefort 4015m è logico ed evidente. Da qui l’obbiettivo è la Calotte du Rochefort che si raggiunge sempre per cresta con una sola doppia (15m nel vuoto) obbligatoria ed un paio di altre facoltative.
Raggiungere l’estremo margine destro della Calotte per trovare la prima calata. Da qui con 4 doppie da 30 si raggiunge il bivacco Canzio.
Attenzione: non prendere la prima linea di doppie che si incontra (troppo a sx) ma cercare le catene a doppio anello Raumer che sono state messe recentemente lungo tutto il percorso del primo giorno.
Dal rif. Torino fra le 5 e le 7 ore.
È un peccato non scalare la punta Yung al pomeriggio quando è ben assolata, purtroppo però il biv. Canzio è posto alla base e non sulla vetta.



La Yung si scala quasi tutta a tiri ed è consigliabile iniziarla con la luce e non prima.
iniziare a sx della grande spaccatura che scende dallo spigolo destro, 50m 4° ed un passo di 5b.
Traversare a sx 20 m 4+. Fin qui ci sono spesso corde fisse, non tirabili a due mani in quanto veramente consumate ma utili per la psiche e talvolta per l’equilibrio. Qualora le fisse non fossero in posto  converrebbe al pomeriggio del primo giorno attrezzare almeno il passo di 5b ed il traverso seguente. Salire poi l’evidente fessura rotta 3+.
Da qui il terreno diventa marcissimo e spesso verglassato. Obliquare decisamente a sx per un 100m fino a raggiungere un vago diedro posto quasi all’estremità sinistra della conca. Esso presenta una partenza leggermente strapiombate,5° abbastanza marcio e, se sostate alla fine su una vite da ghiaccio piantata nella roccia vuol dire che siete nel posto giusto. 
Dal colletto sul quale siete si raggiunge la punta Yung 3947 in una quarantina di metri. Poi bisogna riscendere per cercare la calata verso la Margherita.
Calata nel vuoto di 30m fino a raggiungere un ottima sosta nel canale.
Da qui parte subito a destra una fessura larga da Dulfer, 4+ 20m. Si continua con un paio di tiri o conserva una settantina di metri sempre verso destra fino ad una cengia con calata, da qui due soluzioni:
1) la più estetica,e ovviamente la più dura, consta nel salire dritti un paio di tiri 4+verso il vertiginoso spigolo della Margherita. Questo abominevole salto si raggiunge per cresta e poi breve calata (5m). Lo spigolo si alza una cinquantina di metri di ottima roccia fino al 6° sostenuto. In posto un paio di chiodi, una sosta ed un nut spalmato. Da qui fil di cresta alla Margherita.
2)La più facile, e molto più brutta, inizia con una doppia di 15 metri per raggiungere una terrazza nevosa(o detritica). Da qui a dx in un canale da salire 100 metri (Marcissimo) fino ad un colle che si forma da una cresta secondaria che scende dalla sud della Margherita. Qui dritti per un bel diedro, 4c, o obliquanti a dx (più facile) fino in punta, 4065
Ora tocca alla porzione più bella della salita, la cresta vertiginosa che scende verso la Elena. 100m di discesa espostissima e non doppiabile (fino al 3+ in discesa).
La punta Elena è un gendarme perfetto, se ne sale lo spigolo 3° fino in punta, 4045. 
Qui, calata di 10m per poi riprendere la cresta, ora solo più molto lunga, fino alla punta Whimper 4184 passando ovviamente per la punta Croz 4110.
Per scendere (in stagione nella quale le parti rocciose sono secche) conviene utilizzare la via normale, essa inizia dalla punta Walker 4208.
Dalle 6 alle 9 ore fino alla Walker.
Rapportata a salite dello stesso carattere, come Signal, Diable, Arete de Grand Montet e du Jardin penso che questa sia decisamente difficile in quanto per esser "comoda" va fatta in condizioni sufficientemente secche. Queste condizioni comportano però di avere una discesa altresì secca e quindi abbastanza rischiosa.
Complessivamente, vista la difficoltà sui passaggi di roccia e la lunghezza su due giorni va valutata D+ e non una briciola di meno!

Insomma:

che siate oppure no cacciatori di "4000" questa è una salita che un alpinista deve fare. 
E se poi proprio aveste bisogno di qualche consiglio in più... 
beh, potrei venire con voi...




mercoledì 6 giugno 2012

Sitting bull

Una fresca falesia per i pomeriggi d'Estate...
Sitting bull è una delle fessure più belle di tutto l'Orco...
Nemmeno Andrea Giorda ricorda con precisione l'anno nel quale compì la prima salita, era probabilmente il 1978. 
Il Giorda mi racconta che all'epoca lasciavano posizionato un chiodo in mezzo al tettino, in corrispondenza del passaggio "chiave"; mi spiega anche che non si ponevano neppure il problema della salita in libera: il buon Andrea scalava sprotetto i primi 8 metri, tirava il chiodo e poi scalava velocemente i restanti 10 metri con un excentrix e via!
è quindi oggi da attribuire la prima libera a Manolo che nel 1982 neanche immaginava di "tirare" qualcosa che non fosse roccia, viene però facile immaginare che se solo Giorda avesse voluto...
Ma con i se e si ma non si fa la storia.
Sitting bull è storia...
è storia anche nel grado dichiarato dallo Zannolla, ma come sapete gli albori della scala francese erano tempi duri per i gradi alti ed il 6b+ da lui dichiarato non voleva certo dire "facile".
Molti arrampicatori moderni trovano questo tiro molto difficile e non si capacitano nemmeno del 6c+ oggi dichiarato nella guida ufficiale...


Incredibilmente fino a poco tempo fa questo capolavoro rimaneva solo, isolato, seppure posto in una parete ricca di linee possibili. Forse proprio per questo non veniva e viene ancora frequentato dai turisti arrampicatori, i quali preferiscono settori con maggiore scelta.
Ma ecco che in un afosa giornata dell'estate scorsa mi ricordo che "quel posto" va in ombra alle 14 e con i nuovi occhi della trad-mania vedo altri 7 tiri...
1 Low self opinion men: Aperta da Enrico Perassi ed il Tromba  il 29/4/2012 
6a/b 18m  R2+
Bella ed assai varia:Iniziare nel camino, continuare nel fessurino che cambia dimensione fino a diventare ad incastro di spalla.
Friends: da 0,4 a 5
2 Giadigiorda:  Aperta o.s. da Aziz   7/2011   
6a  12m  R1
Bella anche se corta. Forse già salita da Giorda negli anni ’70.
Frinds: da 0,75 a 5
3 Luxemburg days: Aperta e liberata dal Tromba con Michel Tres 30/5/2012 
6c+ 18m R2
Bella ed unica nel suo genere inizia con difficili boulder protetti da chiodi, poi spettacolare traverso su fessura larga ed esposta.
Friends: da 3 a 6, con solo il 5 fa più paura...
4 Shitting bull: Aperta dal Tromba, M.Amadio e Aziz   7/2011   
7c?  R4  25m
Estrema e bellissima corre su una ruga parallela a Sitting bull.
In posto 4 chiodi e due peker, i peker proteggono il passo chiave e vanno collegati con collegamento fisso; hanno già trattenuto diversi voli ma vanno ben verificati prima di provare il tiro.
Friends: un  C3 rosso o giallo ed un 5 o 6 per la parte comune a “Luxemburg”.

5 Sitting bull: Aperta da A.Giorda fine’70 liberata da Manolo 1982. 
6c  25m  R1
Una delle migliori fessure della valle. Incastri di dita e mano.
Friends:  una serie fino al 4 doppia da 1 a 3.

6 Doron: Aperta e liberata da Michel Tres con il Tromba  30/5/2012
6b(hard) 25m R1+
Incredibile come non fosse stata pulita fino ad oggi.Se pur non come Sitting-bull si tratta di una delle belle fessure della valle!
Friends da 0,3 a 3; doppi il 2 e 3; eventualmente dei nuts medi.

7 Geometria: Aperta dal Tromba  7/2011
 6a  R1 8m
Un concentrato di bellezza.
Friends: da 2 a 4 doppio il 3.

8 Hammerles (vietato chiodare): Aperta e liberata mettendo le protezioni (r.p.) dal Tromba7/2011
R3 7b 18m
Che diedro… Unico! Movimenti estremi!Frinds: tutti i C3 con doppio il verde ed eventualmente il rosso. C4 fino all’1.






mercoledì 18 aprile 2012

Aimonin: il restauro.


Progetto Manlio Motto

Manlio Motto è uno dei più forti apritori su roccia di tutti i tempi.
Inutile riportare qui il suo immenso curriculum che sicuramente voi appassionati ben conoscoscete; è invece importante capire che l'arrampicata su vie lunghe di buon livello nelle alpi occidentali è soprattutto figlia sua.
Traendo sicuramente ispirazione dallo stile di Mischel Piolà (col quale ha aperto diverse vie meravigliose) Motto inventa in Piemonte "la via perfetta"...
Proprio nelle valli intorno alla sua Ivrea, quindi in Orco per prima, Manlio cambia faccia allo spit.
Fino ad allora i microappigli e microappoggi che caratterizzano l'arrampicata su muro del nostro gnaiss, avevano spinto gli apritori verso un uso disomogeneo dello spit: o molto vicini senza tentare di arrampicare fra spit e spit o molto lontani in quanto l'apritore partiva eroicamente su una difficoltà che sperava di dominare, fermandosi solo la dove era abbastanza comodo per usare un piantaspit manuale (o solo in rari casi il trapano). Con Motto ed il mitico trapano Hilti T10 le cose cambiano!
Lui, riesce a scalare su tratti di 2-3 anche 4 metri di tacche, in muro aperto, verticale o leggermente appoggiato e fermarsi... Fermarsi per trapanare tenendo una listarella da mezzo centimetro e raramente riuscendo a mettere un cliff-anger, che su questo gnaiss poco si presta all' uso. Il tutto su tratti di arrampicata di 6b, 6c ed a volte anche 7a!


Nasce così l'obbligatorio e la sua ricerca! L'obbligatoriomania l'ho percepita nascere nella metà degli anni '90, proprio mentre iniziavo a scalare. Oggi si è forse affievolita ma per più di un decennio era il parametro maggiormente considerato per definire la reputazione di una via; infatti all'epoca sulle vie di Manlio non si parlava tanto di libera integrale ma piuttosto di "sei passato?" , al punto tale che solo dopo più di vent'anni dalla loro apertura alcune vie dell'Aimonin e del Cubo in valle Orco sono state liberate.

mercoledì 22 febbraio 2012

Ghiacco 2012: riflessioni di mezz'inverno...

Un inverno iniziato tardi e che sembra finire presto...
Eppure i ghiacciatori non si sono certo persi d'animo, hanno atteso, atteso, e nonostante le condizioni avverse hanno reso la stagione eccitante!
Diciamo che 20 giorni di freddo intenso hanno acceso l'umore dei vari collezionisti, così che appena le cascate di bassa valle hanno toccato terra è scattata l'euforia.
Dalla val di Susa alla val d'Aosta sono state salite alcune rarità, mentre qualcun'altra come "A5 uscita glaciolandia" è sfuggita; questo perchè il freddo è stato si intenso ma è arrivato in una stagione dove il sole è ormai troppo alto e potente.
Pochissime quindi le novità di quest'anno tranne che per l'attivista Enrico Bonino che riesce ugualmente a firmare una perla unica, già da me inseguita nel 2010.
Si tratta di "Walser direct-Issime", un bel 5°+ di 120metri che resta in condizioni per pochissimi giorni sopra la frazione di Zuino (valle del Lys). Ovviamente non si lascia scappare la sua nuova vicina, anch'essa molto estetica.
Mentre il Bonino firma un'altra probabile novità in Valnontey ("Un serpente per Anouk") i valsusini che hanno battutto alcune rarità a Novalesa salgono un evidentissima linea a destra della "Canna di Fenils"...
Si tratta di Andrea Mollo, che sale questi due bellissimi tiri chiamandoli "Il ciclone di Fenils". Tralascia purtroppo il tiro a frange che poteva essere il vero scoop del luogo e, aimè, poco dopo il caldo se lo mangia...
Nel frattempo Norberto, 9 anni
è alla sua seconda stagione
del mondo ghiaccio...
...ed io non sto salendo altre cascate se non quelle con i miei allievi finchè non vengo stregato dal mondo "Gulliver"...
Si, stregato è la parola giusta: l'effetto Gulliver sta proprio nello scatenare masse su una certa salita, non per il grado o la bellezza, è necessario solamente che la via pubblicata conti un discreto numero di ripetitori e di commenti positivi che magicamente diventa "alla moda" e se non la ripeti ti senti "Out", fuori dal giro!
Ecco che in un gennaio veramente magro è una festa per la brutta combinazione di "No thanks" più "Gelati", via mai considerata da nessuno e che per ragion di Gulliver dopo le vacanze natalizie ha contato un sacco di ripetizioni.
Il vero scoop dell'anno sono infatti le ripetizioni su "Gusto di Scozia", decennale via di Manu Ibarra mai ripetuta fino ad oggi. Dopo la ripetizione di Matteo Giglio ed un po' di foto pubblicate, boom!
...tutti a provare a scalar su "teppe" d'erba gelate come si usa in Scozia!
Ho perso il conto di quante cordate si siano cimentate a provare questa insolita scalata, vi dico solo che la via è a 2 ore di accesso dalla macchina ed il giorno nel quale l'ho scalata ero la terza cordata!
...e finalmente a metà Febbraio sulla parete delle pareti qualcosa va in condizione...
"Lacelle qui reste" combinata per un tiro con la vicina "Jeux de Quilles" è una delle poche vie quasi interamente in ghiaccio quest'anno: un colosso di 350metri che il super Miki Amadio concatena in libera compiendone probabilmente la prima realizzazione!
Il problema è il passaggio fra due frange: la prima con passaggi obbligatorissimi, protetti da viti malsicure, conduce ad un buon aggancio su ghiaccio dal quale si moschettonano un vecchio spittino ed un chiodo rovescio; qui la tacca più piccola del mondo vuole tutte e due le picche, non si possono accoppiare le mani se no rischi di cambiare l'angolo della lama e di passare giù come un missile, poi ci si apre alla frangia sulla quale, se ti trovi in libera, sei costretto ad un passo fisicissimo su ghiaccio che altrimenti eviteresti passando in A1.
Seguono una mirabile candela di 40 metri di 5°+/6° ed un durissimo tiro a frange di soli 10 metri. Infine una tecnica goulotte di una trentina di metri ti porta in cima alla via.
Due viti corte e qualche friends fino allo 0,5 sono stati necessari oltre alle normali viti.
Il tutto lo consumiamo in fretta attaccando nelle ore più calde con guantini e guscietto leggero pensando al mito che ci attenderà...
...un paio di giorni dopo...
Rappelle toi que tu es un homme
Aperta da Mulin negli inverni '90,'92 e '98 rappresentò un notevole passo avanti mondiale per i ghiacciatori.
é un mito che fino ad un attimo prima di attaccarla ci opprimeva con tutta la sua storicità.
...però all'attacco il sole ci scalda le ossa e dietro di noi ci sono due francesi (abbastanza sul "big" andante) che ridono e scherzano...si comincia così, con leggerezza!
La via è immensa eppure i tiri corrono via veloci:
il primo da noi valutato 6b si fa bene senza guanti e le mani non gelano troppo; Miki lo sale velocissimo e non si accorge nemmeno che i cinque chiodi non sono tutti buoni...
Il secondo, quello in origine valutato 7° è oggi un po' più facile ma è comunque un bel 6°+ su viti malsicure.
Poi si gioca su tetti di ghiaccio per tanti tanti metri fino ad arrivare al colonnone centrale della salita.
Questo in apertura non toccava e fu valutato M6+...
Oggi è tutto in ghiaccio
in spaccata contro la roccia
dove spit e chiodo
aiutano l'umore su questa colonna abbastanza vuota!
...e via veloci; ora la parte più ciccia, mancano circa 120metri e c'è del 5° sonoro, ma dopo ciò che abbiam fatto ci sembra di giocare... e poi, magia!
...il ghiaccio è piatto...
La fine!
è l'una, siamo increduli, non ci è sembrato di aver corso invece sono bastate 3 ore e mezza per consumare il mito...
Non siamo mostri: diversi buchi di chi ci ha preceduto e i consigli dati da Riccardo e Olivier che l'avevano salita 2 giorni prima ci hanno davvero aiutati.
Insomma, la più bella cascata della nostra vita è ancora in piedi, forse per poco...
Correte!!!!!!!!


mercoledì 2 novembre 2011

Aiglun

Aiglun è uno dei tanti villaggi sperduti nelle montagne fra Nizza ed il Verdon...
Ad Aiglun ci sono fra le più belle vie di Francia...
La paroi Dèrobèe è arrivata alle cronache mondiali grazie a vie come Ali baba, ma c'è un'altra parete ancor più bella perché più comoda...

La paroi du Giat è attaccata al villaggio e con le sue 40 vie, lunghe dai 150 ai 350 metri si può definire colossale. L'arrampicata è estremamente varia, ai classici tiri verdoniani si alternano forti strapiombi a canne o ricchi di buoni buchi. La maggior parte delle vie è entusiasmante e ci sono chiodature per tutti i gusti, dalle vie tradizionali a quelle iperspittate, dalle super ingaggiate di Philip Mussato a vie di stampo falesistico con obbligatori alti...
Insomma, meriterebbe scrivere una monografia di questa parete dove per ora le relazioni sono assai confusionarie.
Sul web si trova qualcosa di affidabile, ma solo in pochi casi è sufficiente per arrivare alla base della parete ed aiutarvi efficacemente nell'orientamento. In alcune porzioni la parete è diventata un labirinto di vie che si incrociano e si reincrociano; considerando che le discese in doppia sono disagevoli, perché troppo strapiombante, sbagliare itinerario potrebbe creare qualche problema...
Ma c'è un motivo di eccitazione: è uscita la nuova guida, "L'escalade dans les Alpes-Marittimes" aggiornata al 2010...
per quanto riguarda la parte di Aiglun fa schifo!!

Il problema di questa guida è principalmente di esser solo un elenco; non vi dice se una via è bella, frequentata e pulita; non vi dice neanche come è chiodata, intendo dire se le piastrine sono ancora originali dell'89 o se molte protezioni sono su clessidre dove il cordone è marcio e per sostituirlo serve materiale specifico...
Ci sono poi errori oggettivi come gradi invertiti, colori della linea che non corrispondono a quello del grado a fianco e soste non disegnate o assenti nella realtà, se pur segnate...

Nella mia ultima visita ho ripetuto qualche via che avevo già fatto e vorrei esservi di aiuto con alcune dritte consigliandovi qualche via già "testata"

L'artisan du huitieme jour.
Via bella quanto il suo nome, solo tiri perfetti, mega canne e buconi...
In quei gradi è una delle più belle vie di Francia!
La chiodatura corta invoglia a provare la libera fino a che non sentite le mani aprirsi da sole!
S1- 6b obbl. 300m
L1: La via inizia su un inconfondibile diedro strapiombante di 30m che si risolve con movimenti “alpini”. Questo 7b però potrebbe ghisarvi per tutta la via!Se non siete diedristi incalliti potete partire da "Saga" (Dissipations); a sinistra del nostro diedro ignorate le placchette fixe(dorate) di "Pas de cadeau pour Noel" (7c+), ma partite sulle seconde, scrittona "Saga" alla base, 6b sostenuto, verticale a tacche. 35mContinuare su L2 di “Saga”, grande traverso decisamente aereo (bellissimo). 6a+ 20m
L2: Qui ritroviamo “L’artisan...” su di una stupenda placca rossa a goccie; seguire gli spit da 8mm che vanno dritti. 6b+, 30m.
L3: seguire 2 spit da 8mm su muretto a buchi; non andare dritti (L'artisan originale) ma obliquare a sx su fix inox, dopo il cordone continure a sx utilizzando fix marca Fixe(oro) verso un enorme cannone che va poi salito come fosse un albero della cuccagna! Attento le corde tirano e alla fine i moschettonaggi sono difficili! 15 rinvii; 40m; 7b+
L4: meraviglioso muro a canne strapiombanti, continuità pura. 7a+ 25m
L5: muro a tacche con sezione di blocco; poi traverso in sosta espostissima! 6c+ 20m.
L6: prima tettino con lungo bloccaggio, poi un infinito muro a buconi. 6c+/7a 45m.
L7: traversino, lancio e poi buconi. 6c; 25m
L8: muro rosso a buchi lontani, continuità pura, un viaggio! 7a+; 35m
L9: muretto e poi strapiombo obliquo a presoni buoni e lontani. Esposizione nauseante!! 7a; 20m. Note:Attenzione, un’eventuale ritirata potrebbe non essere facile a causa dei numerosi traversi e dei grandi strapiombi; comunque la via è riparata dalla pioggia fino al penultimo spit(facile).

Croquignol et sword fish trombones
S1 350metri 6b+obbl.
Questa via dell'89 non è perfetta come la precedente, anzi presenta anche tratti di roccia unta e dubbia, eppure per la su linea si tratta di una via unica.
La più centrale dell'immensa parete! Alcuni traversi conducono su nasi che sembrano irraggiungibili e l'ultimo tiro, come fosse un omaggio alla cuspide, è un tetto fra i più estetici che si possano desiderare!
Un viaggio fra aria e strapiombi!


9°tiro
6c

L1: L'attacco è facile da trovare, a sinistra della scritta Saga è una linea di spit che comincia sopra un albero (dal quale si moschettona). 6c+ 35m.
L2: Si può giuntare al primo tiro. 5c 15m fino a sostare su pianta.
L3: al primo spit dopo la pianta iniziano i grandi traversi (primo spit del traverso nascosto dietro lo spigolo). A tratti in discesa è più difficile per il secondo. Esposizione nauseante! 6c 25m
L4: Traverso dell'esposizione vertiginosa; anche questo è più difficile per il secondo di cordata. 6b+ 25m
L5: Una "C" con durissima sezione di partenza dove si è rotta una presa. Ora 7b 25m.
L6: Bidita di tendine distanti ed uno start senza prese... Bello ma 7? 15m e poi finalmente sosta super comoda.
L7: Tirone, 45 metri dei quali 35 senza soluzione di continuità. Dopo un duro blocco è tutto da scalare. 7a+(più)!
L8: Dopo una piattaforma inclinata si entra nel mondo delle canne... Un bel 7b di continuità ti porta al super blocco di uscita, 2 spit, o li capisci o ti sembrano impossibili... striscia, spalla, ginocchio e inventa! 7c 25m. Se non siete in libera ed avete avanzato rinvii recuperandoli evitate la sosta appesissima e continuate su...
L9: traverso espostissimo su roccia eccezionale. 6c 18m.
L10: Goccie perfette, tutto grigio, non pensate e godete...6a+ 45m, non andate mai verso fix oro, questi sono di "Pas de cadeau..."
L11: 6b+ da sballo... buconi! 35m
L12: il tetto, un sogno! dinamici a piatte generose... vertigini!! 7b(uro) 20m
...e poi cammina fino in cima, è una cima vera!

Note:
Una eventuale ritirata dopo il 4° tiro potrebbe esser veramente complessa. Purtroppo qualche spit sbagliato e qualche cordone ancora da sostituire...

A la recherche du temps perdu.
S2 250m 6b+obbl.
Cambiamo settore ed inclinazione, siamo nella parte sinistra della parete caratterizzata da una scalata più verdoniana.
Non mozzafiato come le precedenti è comunque una via bellissima da me proposta con la miglior combinazione di tiri possibile per raggiungere la partenza vera e propria della via.
Questa non parte da terra ma nasce come variante di "Masotherapie".
Se seguite lo schizzo della foto non potete sbagliare:

L1: Cercate la scritta "Masotherapie pour les tendons maniaques" e contate 3 vie a sinistra: la prima è un 6b, la seconda è solo una variante di 6a, la terza è la strepitosa partenza di "Goutte a goutte"; 6b sostenuto 25m.
L2: è il secondo tiro di "Vertige de l'amour"; non andate quindi dritti (Goutte) ma andate a destra, bel muro con gran lancione. 7a/7a+ 30m
L3: camminate 5 metri su cengia a destra, da qui siete su Masotherapie. Dritti su cordoni e poi sempre verso destra su spit. Dopo una ventina di metri dovete abbandonare Masotherapie che continua a destra e andar dritti su placchette Kong (bluastre) fino in sosta. 45m molto bello se pur con qualche attrito sugli ultimi metri, 6c+.
L4: primo spit nascosto dritto sopra di voi. Poi non sbaglite più per tutta la via che è dritta. 6c duro nella partenza poi godibile muro grigio. 25m
L5: 5c+ vario e bello, 35m.
L6: conca-muro grigia, 6b molto bello. 35m
L7: dopo un muro un tettino e poi boccaggi su piatte. Qui il 6b+ obbligatorio della via. 6c+ 25m.
L8: grigio e liscio, spalmi, equilibri e lanci... 8 metri, 6c+/7a.
Con le mezze corde si scende in doppia (ottimamente attrezzate) ma queste sono assai nel vuoto.

Materiale:
per tutte e tre le vie servono molti rinvii, 17. Si può andare con la corda singola in quanto le discese consigliate sono a piedi ma in caso di emergenza le ritirate sarebbero impossibili.