Aiglun è uno dei tanti villaggi sperduti nelle montagne fra Nizza ed il Verdon... Ad Aiglun ci sono fra le più belle vie di Francia... La paroi Dèrobèe è arrivata alle cronache mondiali grazie a vie come Ali baba, ma c'è un'altra parete ancor più bella perché più comoda...
La paroi du Giat è attaccata al villaggio e con le sue 40 vie, lunghe dai 150 ai 350 metri si può definire colossale. L'arrampicata è estremamente varia, ai classici tiri verdoniani si alternano forti strapiombi a canne o ricchi di buoni buchi. La maggior parte delle vie è entusiasmante e ci sono chiodature per tutti i gusti, dalle vie tradizionali a quelle iperspittate, dalle super ingaggiate di Philip Mussato a vie di stampo falesistico con obbligatori alti... Insomma, meriterebbe scrivere una monografia di questa parete dove per ora le relazioni sono assai confusionarie. Sul web si trova qualcosa di affidabile, ma solo in pochi casi è sufficiente per arrivare alla base della parete ed aiutarvi efficacemente nell'orientamento. In alcune porzioni la parete è diventata un labirinto di vie che si incrociano e si reincrociano; considerando che le discese in doppia sono disagevoli, perché troppo strapiombante, sbagliare itinerario potrebbe creare qualche problema... Ma c'è un motivo di eccitazione: è uscita la nuova guida, "L'escalade dans les Alpes-Marittimes" aggiornata al 2010... per quanto riguarda la parte di Aiglun fa schifo!!
Il problema di questa guida è principalmente di esser solo un elenco; non vi dice se una via è bella, frequentata e pulita; non vi dice neanche come è chiodata, intendo dire se le piastrine sono ancora originali dell'89 o se molte protezioni sono su clessidre dove il cordone è marcio e per sostituirlo serve materiale specifico... Ci sono poi errori oggettivi come gradi invertiti, colori della linea che non corrispondono a quello del grado a fianco e soste non disegnate o assenti nella realtà, se pur segnate...
Nella mia ultima visita ho ripetuto qualche via che avevo già fatto e vorrei esservi di aiuto con alcune dritte consigliandovi qualche via già "testata"
L'artisan du huitieme jour. Via bella quanto il suo nome, solo tiri perfetti, mega canne e buconi... In quei gradi è una delle più belle vie di Francia! La chiodatura corta invoglia a provare la libera fino a che non sentite le mani aprirsi da sole! S1- 6b obbl. 300m L1: La via inizia su un inconfondibile diedro strapiombante di 30m che si risolve con movimenti “alpini”. Questo 7b però potrebbe ghisarvi per tutta la via!Se non siete diedristi incalliti potete partire da "Saga" (Dissipations); a sinistra del nostro diedro ignorate le placchette fixe(dorate) di "Pas de cadeau pour Noel" (7c+), ma partite sulle seconde, scrittona "Saga" alla base, 6b sostenuto, verticale a tacche. 35mContinuare su L2 di “Saga”, grande traverso decisamente aereo (bellissimo). 6a+ 20m L2: Qui ritroviamo “L’artisan...” su di una stupenda placca rossa a goccie; seguire gli spit da 8mm che vanno dritti. 6b+, 30m. L3: seguire 2 spit da 8mm su muretto a buchi; non andare dritti (L'artisan originale) ma obliquare a sx su fix inox, dopo il cordone continure a sx utilizzando fix marca Fixe(oro) verso un enorme cannone che va poi salito come fosse un albero della cuccagna! Attento le corde tirano e alla fine i moschettonaggi sono difficili! 15 rinvii; 40m; 7b+ L4: meraviglioso muro a canne strapiombanti, continuità pura. 7a+ 25m L5: muro a tacche con sezione di blocco; poi traverso in sosta espostissima! 6c+ 20m. L6: prima tettino con lungo bloccaggio, poi un infinito muro a buconi. 6c+/7a 45m. L7: traversino, lancio e poi buconi. 6c; 25m L8: muro rosso a buchi lontani, continuità pura, un viaggio! 7a+; 35m L9: muretto e poi strapiombo obliquo a presoni buoni e lontani. Esposizione nauseante!! 7a; 20m. Note:Attenzione, un’eventuale ritirata potrebbe non essere facile a causa dei numerosi traversi e dei grandi strapiombi; comunque la via è riparata dalla pioggia fino al penultimo spit(facile).
Croquignol et sword fish trombones S1 350metri 6b+obbl. Questa via dell'89 non è perfetta come la precedente, anzi presenta anche tratti di roccia unta e dubbia, eppure per la su linea si tratta di una via unica. La più centrale dell'immensa parete! Alcuni traversi conducono su nasi che sembrano irraggiungibili e l'ultimo tiro, come fosse un omaggio alla cuspide, è un tetto fra i più estetici che si possano desiderare! Un viaggio fra aria e strapiombi!
9°tiro 6c
L1: L'attacco è facile da trovare, a sinistra della scritta Saga è una linea di spit che comincia sopra un albero (dal quale si moschettona). 6c+ 35m. L2: Si può giuntare al primo tiro. 5c 15m fino a sostare su pianta. L3: al primo spit dopo la pianta iniziano i grandi traversi (primo spit del traverso nascosto dietro lo spigolo). A tratti in discesa è più difficile per il secondo. Esposizione nauseante! 6c 25m L4: Traverso dell'esposizione vertiginosa; anche questo è più difficile per il secondo di cordata. 6b+ 25m L5: Una "C" con durissima sezione di partenza dove si è rotta una presa. Ora 7b 25m. L6: Bidita di tendine distanti ed uno start senza prese... Bello ma 7? 15m e poi finalmente sosta super comoda. L7: Tirone, 45 metri dei quali 35 senza soluzione di continuità. Dopo un duro blocco è tutto da scalare. 7a+(più)! L8: Dopo una piattaforma inclinata si entra nel mondo delle canne... Un bel 7b di continuità ti porta al super blocco di uscita, 2 spit, o li capisci o ti sembrano impossibili... striscia, spalla, ginocchio e inventa! 7c 25m. Se non siete in libera ed avete avanzato rinvii recuperandoli evitate la sosta appesissima e continuate su... L9: traverso espostissimo su roccia eccezionale. 6c 18m. L10: Goccie perfette, tutto grigio, non pensate e godete...6a+ 45m, non andate mai verso fix oro, questi sono di "Pas de cadeau..." L11: 6b+ da sballo... buconi! 35m L12: il tetto, un sogno! dinamici a piatte generose... vertigini!! 7b(uro) 20m ...e poi cammina fino in cima, è una cima vera!
Note: Una eventuale ritirata dopo il 4° tiro potrebbe esser veramente complessa. Purtroppo qualche spit sbagliato e qualche cordone ancora da sostituire...
A la recherche du temps perdu. S2 250m 6b+obbl. Cambiamo settore ed inclinazione, siamo nella parte sinistra della parete caratterizzata da una scalata più verdoniana. Non mozzafiato come le precedenti è comunque una via bellissima da me proposta con la miglior combinazione di tiri possibile per raggiungere la partenza vera e propria della via. Questa non parte da terra ma nasce come variante di "Masotherapie". Se seguite lo schizzo della foto non potete sbagliare:
L1: Cercate la scritta "Masotherapie pour les tendons maniaques" e contate 3 vie a sinistra: la prima è un 6b, la seconda è solo una variante di 6a, la terza è la strepitosa partenza di "Goutte a goutte"; 6b sostenuto 25m. L2: è il secondo tiro di "Vertige de l'amour"; non andate quindi dritti (Goutte) ma andate a destra, bel muro con gran lancione. 7a/7a+ 30m L3: camminate 5 metri su cengia a destra, da qui siete su Masotherapie. Dritti su cordoni e poi sempre verso destra su spit. Dopo una ventina di metri dovete abbandonare Masotherapie che continua a destra e andar dritti su placchette Kong (bluastre) fino in sosta. 45m molto bello se pur con qualche attrito sugli ultimi metri, 6c+. L4: primo spit nascosto dritto sopra di voi. Poi non sbaglite più per tutta la via che è dritta. 6c duro nella partenza poi godibile muro grigio. 25m L5: 5c+ vario e bello, 35m. L6: conca-muro grigia, 6b molto bello. 35m L7: dopo un muro un tettino e poi boccaggi su piatte. Qui il 6b+ obbligatorio della via. 6c+ 25m. L8: grigio e liscio, spalmi, equilibri e lanci... 8 metri, 6c+/7a. Con le mezze corde si scende in doppia (ottimamente attrezzate) ma queste sono assai nel vuoto.
Materiale: per tutte e tre le vie servono molti rinvii, 17. Si può andare con la corda singola in quanto le discese consigliate sono a piedi ma in caso di emergenza le ritirate sarebbero impossibili.
L'Ancesieu è una delle più grandiose pareti di tutte le Alpi occidentali... La Sud-Ovest ne è la sua parete più selvaggia... Una sola via la solca... Una via mitica e fino ad oggi mai ripetuta...
Questa è la storia di una partita che è durata oltre 30 anni!
UGO MANERA e l'ANCESIEU
[…] I fianchi delle valli Canavesane offrono un campo quasi inesauribile per arrampicate di alto livello. Dopo la scoperta del Caporal da parte di Gian Piero e mia, il primo a valutare esattamente la dimensione di queste possibilità fu Mike Kosterlitz, il forte scalatore scozzese che per una stagione arrampicò con noi e ci diede un bel aiuto ad ampliare i nostri orizzonti, allora, a dire il vero, abbastanza limitati.
Dopo la vasta esplorazione delle possibilità del Caporal e delle circostanti pareti ci voleva qualcosa che andasse oltre, che rappresentasse un impegno più completo e totale […]. Una parete che richiedesse più giorni di arrampicata con l’uso delle tecniche più moderne, ma, con l’esclusione del perforatore e dei chiodi a pressione. Questa c'era, era l’Ancesieu! […]
La storia del versante Sud Ovest dell’Ancesieu inizia solo nell’autunno ’72, contemporaneamente alla scoperta del Caporal. Antonio Cotta e Giulio Saviane iniziano una lunga serie di tentativi che si concluderà solo nel 1980.
L’accesso alla base della parete è lungo e difficile per il ripidissimo canale che scende direttamente a fondo valle; mentre il più comodo accesso, il Combetto degli Embornei, verrà scoperto solo dopo la conclusione dell’impresa.
I primi tentativi di Cotta e Saviane vengono portati a destra di quella che sarà la via diretta di salita, lungo un tracciato che assumerà il nome di “variante del preambolo”.
Almeno quattro tentativi non portano gli scalatori oltre la grande cengia erbosa posta ad un terzo della parete, un grande tetto sembra impedire ogni possibilità di salita.[…] Fin dall’inizio sono evidenti le caratteristiche dell’arrampicata: la roccia è compatta ed i pochi strapiombi valicabili sono a volte intasati da tenacissimi ciuffi d’erba, alcuni tratti in arrampicata artificiale richiedono chiodatura paziente e delicata in ostiche fessure appena marcate e con fondo terroso. Malgrado ciò l’ambiente esercita un fascino particolare che spinge a ritornare con accanimento sul difficile problema.
Antonio Cotta è un liberista eccezionale, molte volte ci ha lasciati di stucco superando con straordinaria eleganza passaggi contro i quali noi ci spellavamo inutilmente le dita. Quando però l’arrampicata diventa dura lotta ed è necessario ricorrere all’arte più raffinata della posa degli ancoraggi non è più affar suo.[…]
Dovette quindi cercare un valido rinforzo e, la scelta non poteva cadere meglio: Isidoro Meneghin! Lui, è un vero specialista dell’arte della chiodatura difficile […]
All’inizio dell’80 riprendono i tentativi: Cotta, Meneghin e Biagio Merlo ripercorrono la “variante del preambolo” ed esplorano in discesa l’attacco diretto. In un secondo assaggio Cotta e Meneghin percorrono l’attacco diretto e vi lasciano delle corde fisse. Ritornano poi successivamente e si calano dalla cima fino alla base della parete; risalgono alla cengia e proseguono fino in cima!
Finalmente il 31 Maggio 1980 la parete è vinta!
La via viene chiamata “La strategia del ragno”.
Un cruccio è però rimasto nell’animo di Meneghin: da metà parete, per evitare un bivacco, è stata scelta una serie di fessure molto belle ma che concludono a sinistra della cima; resta invece inviolato un lungo diedro che offre la possibilità di un uscita diretta. […]
Ugo Manera
Isidoro
Meneghin
sull'ultimo
magnifico tiro della Manera-Meneghin all'Ancesieu
ISIDORO MENEGHIN ALPINISTA SOLITARIO…
Nel raccontarvi questa storia sull’Ancesieu non voglio perdere l’occasione di far conoscere un po’ di più Isidoro Meneghin.
Infatti, a differenza dell’altro grande protagonista di questa storia, ovvero Ugo Manera, trovare racconti, foto od anche solo un curriculum di Isidoro non è cosa semplice.
Eppure Isidoro fu certamente uno di quegli scalatori che dedicarono totalmente la propria vita all’attività alpinistica. La qualità delle sue salite, e soprattutto la ricerca del nuovo, lo pongono ai vertici dell’arrampicata piemontese ed italiana dagl’anni ’70 a metà anni ’80.
Tenterò quindi di raccontarvi qualcosa di Isidoro attraverso le parole di Ugo Manera, suo
compagno di molte scalate ed unico ad aver scritto qualcosa di lui:
[…] Isidoro mi è sempre apparso come un solitario: i suoi rapporti con i compagni di cordata sembravano più suggeriti da necessità contingenti che ricercati per libera scelta.
Forse i momenti di massima realizzazione interiore li trovò nelle innumerevoli solitarie, molte delle
quali di grandissimo impegno, come la prima della via Palerai alla Pala di Gondo.
So poco di queste salite perché ne parlava poco, mai quando erano allo stadio di progetto e raramente dopo la realizzazione. Era molto preciso e credo stendesse sempre un resoconto tecnico
delle nuove vie, si trattava però di relazioni che teneva quasi sempre per sé e raramente pubblicava. Pur essendo grande lettore di pubblicazioni alpinistiche non scriveva mai, le relazioni delle ascensioni compiute insieme erano sempre demandata a me.
Nonostante la nostra reciproca frequentazione alpinistica,
difficilmente venivo a conoscenza di eventuali sui progetti che non mi
coinvolgessero e, a volte, la caccia ai suoi segreti era persino divertente[…]
Per darvi un’idea di ciò basta raccontare come Ugo venne
invitato a collaborare al progetto Ancesieu:
[…]Una volta partimmo per andare a cercare una sconosciuta Punta Perra, posta al fondo di un
ancor più sconosciuto vallone di Lasinetto, tributario del vallone di Forzo.
Quando ci alzammo sul fianco del vallone, alla ricerca di un sentiero ormai invaso dagli sterpi, alle nostre spalle si profilò un formidabile muro di granito alto quasi 400 metri: era la parete dell’Ancesieu. Non l’avevo mai osservata da quell’angolazione e mi apparve veramente straordinaria; mi fermai posai lo zaino e cominciai a far commenti. Mi sembrava ancor più imponente delle pareti di Sergent e Caporal. Isidoro mi ascoltò in silenzio, poi ad un tratto mi interruppe chiedendomi:
“ma saresti interessato a salire una roba del genere?”
Lo guardai sorpreso: “certo!” risposi “mi interessa molto.”
“Credevo proprio che non fosse il tuo genere, per cui non ti ho mai detto niente, ma ora ti racconto tutto.”[…]
E, ciò che gli raccontò è più o meno ciò che vi ho riportato nella storia della “Strategia del ragno”. Da notare che questo dialogo avvenne nell’estate dell’80 quando la Strategia, perlomeno senza uscita diretta, era stata vinta e finita…
Ma vi rendete conto che Meneghin tenne per se quella che poteva essere una delle vie più complesse del Piemonte?
…Segreta! Ne pubblicata ne raccontata: pensate anche solo al riserbo che impose ai sui compagni di salita perché di tutto ciò non trapelasse nulla!
Ma torniamo alle parole del Manera che nell’articolo, in parte qui riportato, continua a raccontarci del particolare carattere di questo alpinista misantropo:
[…]La sua tendenza all’autonomia organizzativa, tipica del solitario, si manifestava anche nelle notti in parete: sulle minuscole cenge, sede di questi bivacchi, Isidoro cercava per quanto possibile un suo angolino appartato, magari ancor più scomodo, ma isolato. Lo preparava tutto per se, con cura certosina, proprio come se fosse solo. La passione per la scalata in lui era enorme, era però una passione silenziosa che Isidoro ripiegava in se stesso e non esternava. Fin dalle prime scalate con lui mi resi conto dell’enorme conoscenza che aveva delle nostre montagne, nonché della capacità di scoprire e mettere a fuoco nuovi problemi alpinistici. La nostra azione era lineare, senza sfumature: scoperta del problema, soluzione dello stesso senza uso di perforatore o chiodi a pressione e rimozione totale del materiale impiegato nella scalata. I nostri ripetitori in genere potevano contare solo sull’aiuto delle relazioni tecniche che io regolarmente stendevo e pubblicavo[…]
Negl’anni fra l’80 e l’84 Isidoro realizza infatti un’eccezionale serie di prime ascensioni, molte delle quali nel massiccio del Bianco: vie come I dilettanti al pilastro rosso del Bruillard; la Manera- Meneghin alla punta Brendel, 700m di parete fino al VI° e A3; la parete Sud-Ovest del picco Guglirmina via Grassi- Meneghin, anche qui 600m fino al VI°; la bella Puzzle al pilastro Tre punte; ma anche vie dove l’arrampicata libera si fa più dura, come su Conflitto finale al Clocher, 200m di VI°+ e VII. Insomma l’elenco è veramente lungo ed io non voglio stendere una lista; non posso però non citare alcune vie nel massiccio del Granparadiso, che a mio avviso sono in alcuni casi di impegno assai superiore a quelle citate sul Bianco.
È proprio nelle montagne sopra la valle Orco che Maneghin ha scoperto pareti scomode ma bellissime: il Monte Castello con la sua arditissima Elogio della follia (VII/A3), oppure tutte le bellissime vie delle torri del Blanc Giuir, vie verticalissime alcune delle quali liberabili e non ancora liberate.
Infine non si possono tralasciare alcune vie a Sea, veri e propri virtuosismi della tecnica artificiale, all’epoca in Piemonte non certo sviluppata e specialistica: in vie come L’apprendista stregone si è spinto fino all’A4 (A4dell’epoca ma comunque duro) e sul Ruggito del topo ha regalato in apertura solitaria una via liberabile dai big del futuro!
Isidoro è morto nell’89 in rocca Sbarua. da solo! Ora ciò che resta sono le sue vie; spesso nelle mie esplorazioni mi ci sono imbattuto e più volte mi son trovato ad aprire nuove linee giusto a fianco. Ho compreso che per apprezzarle bisognerebbe restaurarle in maniera eticamente corretta e delicata. Solo così il pubblico alpinistico potrà conoscerle e amarle.
Insomma avrete capito che Isidoro torna con Manera poco dopo il felice esito dell’impresa per risolvere quell’uscita diretta che era mancata.
Risalendo però l’accesso appena scoperto (Combetto degli Embornei), si accorgono che la parete Sud-Sud-Ovest, quella delle odierne vie di Motto, è altrettanto grandiosa e ovviamente non resistono ad iniziare una via totalmente nuova. Questa però, è un’altra storia…
A quasi un anno di distanza il 1/5/1981 tornano finalmente sulla Sud-Ovest. Percorrono il lungo vallone del rio Arcando, ancora innevato, si calano dalla cima ma, non hanno tempo di scendere fino alla base perché al mattino la sveglia del Meneghin non ha suonato. Cominciano quindi a scalare da dove la “Strategia del ragno” scappava a destra, tirano dritti per altri 5/6 tiri e aprono così il “Diedro della sveglia”.
LA STRATEGIA di ADRIANO...
La strategia, per chi ama la storia dell’arrampicata occidentale, è un mito! E, fino a poco tempo fa, era anche misteriosa come tutti i miti che si rispettano.
Molte incognite si opponevano alla mia voglia di visitare quel posto:
La strategia è l’unica via di quella parete… perché?
Eppure la parete è grandissima e quando la guardi dal parcheggio sembra tutt’altro che brutta!
Poi, quel tentativo di apertura di una nuova linea da parte di Rolando Larcher mi lasciava perplesso…
un solo spit messo… perché non ha continuato?
perché ha rinunciato? la parete è sporca? Forse impossibile? O forse brutta?
La curiosità cresce…
Ma il catalizzatore che trasforma il seme della curiosità in azione è Sergio Cerutti, nostro mentore spirituale. Lui conosce bene Manera, il quale gli ha sempre detto che la “Strategia del ragno” sarebbe stata scalabile…
poi comincia a girar voce che qualcuno voglia spittarla… anche se questa è forse una mossa tattica pilotata dallo stesso Cerutti.
Che questa voce risponda a verità oppure no non importa. La
tattica funziona ed è allarme!
Io , Miki e Aziz partiamo…
Come avrete capito prima, la via non aveva ripetizioni e ne era mai stata percorsa da sotto a sopra. Ne io, Miki e Aziz avevamo l’intenzione di risolverla quel giorno…
Quel giorno:
Non ricordo la data, è settembre (2010); Miki è drogato di adrenalina, io e Aziz non l’abbiamo mai visto così; tira tutto lui, quasi tutto a vista su fessure intasate d’erba e placche lichenate. È come aprire una via nuova, in posto non c’è quasi niente (2 chiodi), anzi è peggio, perché se
fossimo stati in apertura qualche spit il pazzo l’avrebbe messo…
Si, il pazzo!
Con Aziz rido ancora adesso pensando all’assurdità della progressione: Miki davanti in libera quasi slegato, mettendo nattini che saltavano via e noi dietro a pulirla, a colpi di picca e martello per liberare buchi da friends, aggiungendo qualche chiodo per renderla scalabile anche ai sani di mente. Insomma, se non avessimo lavorato già il primo giorno probabilmente Miki il folle ci avrebbe condotti in vetta! Invece, dopo sette tiri, era gia tardi e il cantiere era dichiarato aperto.
Forse è giusto così, se l’avessimo conclusa il nostro sarebbe rimasto un’espluoit fine a se stesso, invece è la via bellissima così com’è ora: pulita, proteggibile e con un paio di varianti degne dei più bei tiri della zona.
Senza andarci più volte non saremmo riusciti in questa vera e propria opera di restauro, che a mio parere, dovrebbe servire da esempio ad altri alpinisti per altre vie e pareti. Come avete intuito, infatti, non sono stati messi spit salvo che nelle soste, le quali rispettano le originali descritte da Manera e Meneghin.
Michele Amadio
il pazzo!
13/8/2011
Non suona la sveglia! È forse un segno?
Cazzio Nora che non mi ha svegliato, Nora Dorian, la bellissima fotografa. A lei il lavoro più duro: stare nella prima cordata, tirata da Fabrizio Ferrari, appendersi, tiarare fuori la “camera” (che è da accudire come un bebè) e scattare lasciandomi scalare.
Si, io devo scalare, sto provando la “graund-up”, da sotto a sopra, tutto da primo, in libera e fino in cima.
E cosa sarà mai liberare dei 6b e 6c direte voi?
Beh, io faccio la guida alpina, nelle dita non ho un tiro di falesia dal mese di maggio e in più tiro su due gambe enormi che sentono già otto Monte Bianchi... E poi c’è l’ultimo tiro, quel maledetto e bellissimo 7b, ancora da liberare e con i movimenti ancora incerti.
Ma non avendo sentito la sveglia nulla poteva andar storto:
è libera!
Alle 8:00 di sera buttiamo le doppie…
Si, le doppie. Rendono tutto più comodo e sicuro, anche se snaturano l’impegno globale. Ma cosa volete? l’alpinismo moderno non è forse fatto di compromessi?
Innanzitutto, prima di iniziare il restauro, abbiamo avuto il benestare di Manera; poi abbiamo pesato lungamente tutte le possibilità, adottando in fine la soluzione più comunemente considerata etica: soste sicure, chiodi che non azzerino i passaggi (13 su tutta la via) e pulizia capillare.
Insomma, pochissime vie in alpi occidentali si presentano con 12 tiri interamente da proteggere. Continui e belli questi offrono una varietà di passaggi infinita: dagli spalmi psicologici agli incastri più furiosi. Voglio e farò di tutto affinché essa diventa via “cult” e non venga rimangiata dell’erba e dal lichene.
L’Ancesieu, una delle più belle pareti del Piemonte ci ha fatto un altro regalo: a voi sta di goderlo!
Corde da 60 non raccorciate nel tempo; martello leggero per verificare i chiodi;
Camalot:
C3: tutti
C4: uno 0,3 – doppi da 0,4 a 2 – un 3.
Nuts: non i micro, misure medie.
Dalla cima del combetto degli Embornei costeggiare la parete, dal suo centro seguire un ripido canale erboso (passi di I° e II°) che obliqua a sinistra. Giunti sotto la verticale del limite sinistro dell’enorme tetto siete alla sosta zero (spit).
L1- Si comincia su una corta fessura nerastra e poi diedrino (5c); si traversa a ds circa 4 metri fin contro uno strapiombetto che si supera tornando a sinistra con un difficile ribaltamento su gradino; ora in sosta per il difficile diedrino svasato:
S1 6b+ 30m 3 ch.
Materiale: tutti C3 camalot, 1-2-3 C4, nuts
L2- Direttamente per fessure superficiali salire circa 15m di difficile “friendaggio” (6b+); dopo il buon chiodo, in corrispondenza di appoggi per i piedi, traversare a sinistra in placca 5m (6a,piazzare buon 0,4 prima); dritti per fessura erbosetta (6a+ camalot 3 e ..) fino ad un gradino
che riporta a ds in: S2 6b+ 40m un ch.
Utilizzare una sola corda fino al traverso per poi usare l’altra!
Materiale: circa tutto…
L3- Sovrastante tettino con duro blocco (6c) ben protetto da camalot 3. Pochi metri di placca, poi
su una scaglia (chiodo), traversare e scavalcare lo strapiombo a destra (6a). Ancora a destra sotto una stele appoggiata per circa 10m (5b) fino a tornare a sinistra su gradini. Giunti in cengia erbosa non sostare ma continuare a sinistra; importante proteggere a circa metà traverso erboso, se
no il secondo non riesce a spostare la corda. OCCHIO AGLI ATTRITI! Usa solo una corda fino al chiodo con cordone.
S3 6c 45m di sviluppo, 20 verticali, 3 ch.
Materiale: una serie camalot.
L4- Siete ora sotto la “variante del regista”, un magnifica fessura di mano per una ventina di metri. Dove essa muore magicamente ne parte una orizzontale a destra fino in:
S4 6b+ 30m.
Materiale: una serie e raddoppia lo: 0,75 – 1 - 2
L5- Seguire la rampa 25m a sinistra fino ad un pratino.
S5 da attrezzare su evidente spuntone; 25m III°.
L6- Diedro leggermente strapiombate, blocco di partenza su scaglie poco rassicuranti ma che per ora tengono (6b+ chiodo bomba). Seguire all’incirca tutto l’arco che vi porta verso destra; poi per lame marce fino in: S6 6b/ 6b+ 40m 4 ch.
Materiale: una serie fino al 2.
L7- Fessure e lame verso destra. Se gestite bene gli attriti potete unirlo al precedente. S7 5c 10m
L8- La seconda variante del “Regista”. Perfetta fessura dulfer per 15 metri, dove questa continua sotto un tetto uscire dritti su un bellissimo muro a tacche che porta in: S8 6b 25m.
Materiale: da 0,4 a 3; doppio il 2; nuts per il muro a tacche.
L9- Dalla sosta obliquare a destra dove per tacche si guadagna il diedro svasato (5c). Seguire
tutto il diedro, il quale presenta una prima sezione (6c+) difficile da proteggere mentre si scala. Il chiodo (da 3cm) presente in questa non è affidabile, BISOGNA proteggere nel buco prima con un camalot 0,3 (come uno spit!). S9 6c+ 30m, 3 ch.
Oppure continuare fino a S10 se l’attrito ve lo concede!
Materiale: doppia serie fino allo 0,75; un 1 e nuts.
L10- Dall’appesissima sosta continuare l’esile fessura e dopo un complesso ribaltamento un facile
diedro conduce in S10 la quale però va saltata in quanto solo di calata. Si continua altri 10 metri fino in S11 (comodissima) 6a+ 30m 1ch.
Materiale: una serie fino al 2 e nuts.
L11- 10 metri di pannelo strapiombante solcato da una fessura ad incastro di dita (7a+); movimenti veramente tamarri difficili da proteggere mentre si scala. Friends da 0,4 a 1 fino al chiodo, poi un 3 se uscite in artif. Se invece siete ancora in libera un difficile incastro di pugno vi porta a tirare il fiato su un gradino. Un bombachiodo vi protegge il difficile muro che obliqua a destra (6b-6b+) fin contro un’altra fessura, ovviamente ancora atletica e strapiombate (6c), che si protegge con 0,5 – 1 e 2. Come sempre straocchio agli attriti!
S12 7b nel complesso 30m 2ch.
L12 – Dalla sosta un poco a destra e per risalti, fra rododendri e gradini di roccia, si arriva in:
S13 IV° 30m.
VETTA – Entrate nella grotta davanti a voi e per un curioso
buco nel soffitto uscite all’omino di vetta!
Note: pur essendo l’undicesimo il tiro più duro esso è ben superabile in artif. I più impegnativi restano il secondo in quanto aleatorio e lungo e il nono che presenta il 6b obbligatorio della via.
Seguono a ruota il primo, di difficile lettura e decisamente obbligatorio anche lui, e il sesto in quanto su roccia a volte pericolosa.
Il nono tiro ha una sosta appesa (presente nella relazione di Manera e Meneghin), la quale spezza la continuità del tiro; per essere fedeli alla libera quindi, bisogna continuare fino in S10. In questo
caso la difficoltà del tiro sale a 6c+/7a, inoltre dovete esser parchi nel proteggere il diedro per non aver il solito problema degli attriti!
Discesa:
Dall’ometto di vetta si ritorna in S13 disarrampicando; da qui farne una da 30m fino a S12 (se non la fai si incastrano). Dopo le calate sono sostanzialmente dritte e accorpano molti tiri.
L’unica in cui bisogna porre molta attenzione e quella che parte da S10, trattasi di 60 metri che portano a sosta indipendente posta 10 metri a destra di S7.
Un modo differente di vivere uno dei rifugi più commerciali delle alpi...
Il rifugio è situato in un posto incantevole e l'ottima accoglienza fa si che la permanenza sia ancor più piacevole... e poi c'è la roccia! La pietra è, a tratti, di qualità veramente superiore; degna di alcune placche del Monte Bianco si presenta rossa e a ghiandoni.
Con questo spot voglio consigliarvi una bella idea per due giorni di bel tempo, ancora realizzabile fino alla metà di settembre: Il primo giorno potete salire con comodo al rifugio per una scalata pomeridiana al Ciarforin. Questa parete, esposta a sud Ovest, presenta numerose vie di varie difficoltà; le relazioni complete si trovano su un ottimo disegno appeso al rifugio. A mio parere sono interessanti due vie, le quali a tratti trovano la roccia migliore della zona. "I segreti del guardiaparco" è stata aperta da Valerio Bertoglio nell'86; 6b è la sua difficoltà massima e sale in bellissimi diedri da proteggere; qualche chiodo in posto e soste ottimamente riattrezzate recentemente; una serie di friends fino al 2 è sufficiente. Scendendo poi, non potete mancare il presunto 7b di "Jasmin", una placca veramente estrema che, a nostro parere, è già solo 7b fino ad un passo che ci è parso quasi impossibile... Questa è ovviamente aperta dal superfantaplacchista Maurizio Oviglia, il quale è riuscito a regalarci un sonoro 6b+ obbligatorio.
Il secondo giorno tocca ad "Alison"! Ricordate la copertina di "Rock Paradise"? ...c'è una foto di un totem roccioso ed un disegno stilizzato, beh, quella è "Alison" alla punta Marco.
Aperta da Maurizio Oviglia con Edo Demarchi nell'estate '97, la via sale una delle due pareti più interessanti della zona (l'altra è la bacca di Moncorvè, ma in questa la pietra non è certo bella). Non certo per i movimenti o l'estetica di ogni tiro, bensì per l'intuizione e la ricerca del buon itinerario che io l'ho reputata via interessante, bella e degna di esser consigliata. Unico difetto ne è il tiro di 7c, il quale non è in linea con il resto della via; neanche per impegno, essendo stato l'Oviglia troppo bravo: è riuscito in questo tiro a dare un potente 6b obbligatorio, difficoltà che non si incontra in nessun altra lunghezza. Poteva a mio avviso esser evitato più a sinistra, facendone uno in comune con la via di Carlo Giorda. Queste son però visioni diametralmente opposte: L'Oviglia ha fatto di tutto per non avere tiri comuni ad altre vie, mentre io, attraverso un restyling, avrei approfittato per dar risalto ad alcuni tiri meritevoli come il muro centrale della via del Giorda attualmente in totale abbandono. Dopo il bastone tocca alla carota, e qui la carota è il totem finale! Incredibile: le altre tre vie della parete l'avevano evitato, invece è proprio li che la via prende senso, ed è per quel monolite che ammirate ogni volta che salite la normale del Granparadiso che, prima o poi metterete le mani su "Alison". Su questi ultimi 2 tiri la roccia diventa magnifica, come al Grand Capucin, e la cima aguzza ripaga di ogni sforzo!
Note tecniche: la relazione dell'Oviglia su Rock paradise è ovviamente ottima. La via ha molti spit in posto, probabilmente aggiunti in discesa per indicare la linea più bella e solida. é quindi più che sufficiente una serie di Camalot fino al 2 e 14 rinvii. Le doppie con un po' d'occhio possono esser rapidissime ma le corde devono esser da 60 non accorciatesi nel tempo. L'accesso invece è diventato più complesso rispetto alla descrizione originale; un crollo ha modificato il terreno: ora con molta attenzione bisogna superare una piccola fascia di roccia grigia che si è creata sotto la pietraia basale; in discesa si fa poi una doppia su due chiodi non troppo difficili da trovare. Dal rifugio sono necessarie poco meno di 2 ore per raggiungere la scritta d'attacco. Spero che il tracciato sulla mia foto sia utile.
Il 28 luglio 1935 Herbert Burgasser e Rudolf Leisz, tracciano sulla parete Sud del Dente del Gigante la via Burgasser / Leisz. La via si svolge al centro della breve giallastra e strapiombante parete Sud, la dove oggi centinaia di persone ogni estate fanno le doppie dopo aver percorso la via normale.
Per comprendere bene la bellezza di questa via dovete leggere bene la data d'apertura: siamo nell'epoca degli assalti alle grandi pareti alpine, siamo in un epoca dove la differenza di livello arrampicatorio su roccia tra alpinisti dell'est e quelli dell'ovest è la stessa che passa fra uno stambecco ed una mucca. Infatti questi due nomi non son certo Savoiardi... Burgasser ha aperto interessanti vie in dolomiti e alpi centrali, fra le quali la parete Nord-Ovest della Sciora di dentro e lo spigolo nord della Turbinasca; oltre che sestogradista (grado che all'epoca aveva meno di dieci anni) era, come tutti quegli alpinisti, un ottimo artificialista, tanto che alcuni storici addebitano a lui l'uso del perforatore per mettere i primi rudimentali chiodi a pressione.
Il primo tiro è una variante che consiglio, parte più a destra dell'originale su una bella fessura diedro: 5c+.
Per visualizzare il materiale che potevano avere a quell'epoca tornate con la mente alle immagini di Emilio Comici che scala alle "Cinque torri": scarpe morbide (tipo Clark) con suola in feltro (la mania dello scarpone rigido arrivò ben dopo), corda di canapa con la quale si faceva anche l'imbrago e non avevano chiodi in acciaio concepiti per lavorare in torsione. Son sicuro che abbiate già visto quei chiodi dritti con anellino mobile... beh, avevano solo quelli oltre a qualche cuneo di legno.
Quello che colpisce di questa linea è che non segue fessure evidenti, semplicemente perchè a volte non ci sono! Gli apritori, con quel materiale appena descritto, chiodarono esili fessure zigzaganti per strapiombi e dove queste non c'erano furono costretti a lunghi tratti di arrampicata (interessanti anche oggi con le scarpette)!
Veniamo al dunque: Perchè vi racconto di questa via? Perchè scalare a 4000 metri su passagi di 6c è un'esperienza unica; non l'avevo mai provata, anche perchè l'unico altro posto dove avevo scalato a quella quota è il Pilone centrale del Freney, e li di certo i 6c/7a non li ho provati.... Il dente è assai più comodo del Pilone e su quei tiri corti puoi "dargliene" fino al volo! è incredibile la differenza di sforzo che si compie tra scalare ai 3500/3600 dell'Aguille du Midi e i 3800/4000 del dente: ogni passo fisico mette a dura prova la respirazione, e se per caso forzi il "blocco" un Doberman ti morde l'avambraccio! Insomma provare per credere!
Il secondo motivo è che cerca,cerca non ho trovato una sola relazione adatta ai ripetitori del terzo millennio, ne su internet ne su carta! Spero con questa mia di essere utile a tutta la comunità: L1: l'originale atacca in un evidente rampa obliqua (sinistra-destra) all'estrema destra della conca detta "salle à manger". Consiglio invece una bella fessuretta di 10 metri posta una trentina di metri più a destra in corrispondenza di uno spit con maillon. 15m 5c+ sosta a chiodi. L2: bel diedro di 6b purtroppo nella prima metà all'ombra. Per trovare corretto questo grado bisogna, dove questo strapiomba, traversare 3 metri a destra fin su spigolo-placca e ritornare a sinistra in fessura (un po' sprotetto, 5c+ obbl.); da qui dritti nel diedro fino in sosta a spit. 25metri. L3: Strapiombo di sezione fisicissima, oggi protetto a spit, ne è difficile anche il ribaltamento. Difficile capacitarsi di come alcune relazioni parlino di 6b+, già dichiararlo 6c+ vuol dire dare un grado da "boulderista incazzato"... vien da pensare che la libera dichiarata in relazioni precedenti passasse a destra rispetto al restyling attuale. 6c+? 20metri.
L4: 15 metri, perfetti, dritti, diedrissimo: 6b! L5: Attenzione, dalla sosta non vedete più nulla! si traversa 15 metri a sinistra su roccia particolarissima, poi si segue l'evidente diedro facile su pietra non perfetta superando molti comodi gradini da sosta. Consiglio di non fermarsi alla comoda sosta a spit per due ragioni: la prima è che spesso c'è coda di chi scende in doppia, la seconda è che è meglio far pesare la corda in questo tiro facile che in quello dopo, che è già lungo e difficile. Quindi sostare su chiodi in corrispondenza di un piccolo gradino posto prima delle difficoltà finali. 5b 55metri. L6: Tiro chiave! Due possibilità: evidente fessura ad incastro sulla sinistra, bella e fisica, prima mano e poi camino, 6c quasi tutta da proteggere. La seconda è il tiro di A0, interamente chiodato a destra della prima; sicuramente fattibile in libera non so però darvi un grado, molto bella è la parte dopo l'artif, intorno al 6a+. 45 metri fino alla vetta di sinistra.
Materiale: La via sta avendo una rivisitazione da parte della guida alpina Gianni Carbone, il quale sta sostituendo cumuli di vecchi chiodi con luccicanti spit eterni. Non entro nella mia opinione etica e morale ma faccio solo una considerazione: la via in epoca "del chiodo" era ripetutissima, era un obbligo di un certo curriculum d'alta quota; potete immaginare quanti chiodi e quanto ciarpame ci siano in quelle fessure... Meno peggio uno spit o quattro chiodi storti giuntati da altrettanti cordini? Per ora sono necessari friends da 0,3 a 1 e 12 rinvii se fate l'uscita di A0; se invece optate per uscire dalla fessura di 6c bisogna aggiungere un 2 ed un 3.
Un grazie alla Blanc che ha sopportato la mie bestemmie nel tiro Boulder! Ciao!
Sono 9 anni che frequento il vallone di Noaschetta è fin dall’inizio gli specchi rossi posti al centro della Sud del Castello hanno attirato la mia fantasia.Nel susseguirsi delle stagioni li ho evitati in ogni modo, nello sfuggirgli sono finito sino alle lontanissime torri del Blan Giuir, insomma, mi facevano paura e non avevo mai osato sfidarli…. sino ad ora!Se pensate che sia diventato più forte vi sbagliate, oppure non comprendete il fatto che un arrampicatore non si senta mai abbastanza in forma rispetto a un ideale irraggiungibile!... ovvio quindi che le sensazioni che attendevo per sfidare la mia “Chimera” non sarebbero mai potute arrivare…E’ arrivato invece “Bellerofonte” alias Michele Amadio! E’ curioso come, la prima via di Michele coincida con la mia più dura, esattamente come la mia prima coincise con la più dura di Daniele Caneparo… tutte al Monte Castello! Beh, sui muri rossi comunque non siamo andati… mancanza di livello o impossibili? Non lo so!... ma considerando il fatto che standogli a sinistra abbiamo incontrato difficoltà fino al 7c+ propendo più per la seconda. Il risultato è quello di una via estremamente varia che alterna tetti a incastro con muri che non sfigurerebbero nelle più belle falesie. Il suo difetto è la roccia a volte un po’ lichenata, si fa perdonare però con le sue soste comodissime in grado di rigenerarti prima di attaccare gli infiniti tiri. La fortuna ha voluto permetterci di dargli un notevole obbligatorio, che noi valuteremmo circa 7a, su granito di più non ho mai fatto...
Giunto alla mia nona via nel magico vallone mi verrebbe facile gridare “alla più bella, alla più dura”… non lo faccio e hai ripetitori lascio il giudizio!
Adriano Trombetta (ottobre 2008)
Con questo mio articolo fu presentata "la nona sinfonia" al pubblico nel settembre 2008 quando la terminammo. Una relazione tiro per tiro abbastanza inquietante ne accompagnava la presentazione...
Dopo una nostra recente ripetizione é giunta l'ora di dare una dimensione più umana a tutto ciò, in maniera che tanti di voi che potrebbero, non solo uscirne, ma divertirsi possano andare a provarla...
"L'antifona": Il primo tiro è una bellissima placca di 60metri dove il 6b+ è dato più per il peso della corda e l'impegnativa chiodatura che per i singoli movimenti. Tutto sommato resta uno dei tiri più impegnativi della via! (e siete ancora freschi!!) Bastano i rinvii.
"Ledge to ledge": Il fotografatissimo secondo tiro è il tettone. Una bella traversata di 40 metri con finale in discesa. Un onesto 7b+ (in bassa valle anche meno) ben proteggibile, 2 spit in posto e un nut nel passo chiave. Occhio agli attriti.
"10mm" 6c perchè 6b+ stonerebbe sulla relazione... Bellissimo tiro, quello chiodato più lungo, con un onesto 6b obbligatorio lontano dallo spit. In posto uno spit ed un nut. Portare frinds fino al verde(0,75).
"Il filtro" 7a obbligatorio c'è, ma abbastanza vicino allo spit (un metro dal piede). La parte esigente come chiodatura gira intorno al 7a+, mentre la parte ancora da liberare valutabile intorno al 7c+ trattasi di 3 spit in A0. Frieds da 0,3 a 0,5. Segue il 5° tiro, molto bello e non ingaggiato; la valutazione di 7a è forse eccessiva.
"il tiro da ungere" Un vero tiro di falesia, fosse al Sergent sarebbe una delle placche più frequentate. Dopo un inizio impegnativo sul 6b segue il perfetto muro di 7a+ con spit vicini che invogliano a provare l'on-sight. Necessari solo in rinvii. segue il "Setteburo", tiro di lettura difficile che presenta tecnicismi fra due diedri accennati a volte estremi; chiodatura ravvicinata anche se non regalata.
"Pelle" ...avete finito la pelle? dulcis in fundo un pratino bucolico sotto il super spigolo di 30 metri vi rigenera per poter fare unche più di un giro sul tiro più bello della via. Dopo una parte di 7a di una ventina di metri arriva il megalancio. chiaramente azzerabile questo movimento di 7b+ non penso sia regalato... a voi lanciatori la conferma!
Provate a fidarvi, spesso si fanno un sacco di Km e si spendono soldi in funivie e rifugi, qui parliamo di un gioiello alle porte di Torino! Buona scalata!
6/7/2011 qualche giorno fa ho rimesso le mani su un tiro che qualche anno addietro liberai al Sergent... "L'attacco dei cloni", scoperta da Maurizio Oviglia, è una bellissima fessura che richiede ogni tipo di incastro delle mani...
...da mono e bidita, a mano, a pugno.
Durante l'apertura furono messi 2 spit, il buon Maurizio però mi propose subito di levarli qualora io li avessi giudicati superflui. In effetti in una fessura ben proteggibile stonavano al quanto.
Attenzione: ben proteggibile vuol dire sicura e non facile da proteggere... In effetti per la pink-point (protezioni in posto) sono bastati due giri mentre per la red-point (protezioni da piazzare) la musica è cambiata...
è si, i buchi non sono tanti in quella fessura e visto che oltre ai friends ci devi metter le mani ti trovi costretto a proteggere dopo aver sfilato le dita, e, più rapido sei e meno ghisa hai!
se è vero che ognuno al suo limite si deve ingegnare l'ho fatto anch'io, ho trovato spunto dal super Didier Berthod, che nella sua mega "Cobra crack", ha dovuto inventare un friend con velcro per esser più veloce a proteggere... lui sull'8c, io sul 7b+, a ognuno il suo!
La cosa divertente è che al primo tentativo il mio bel friend nastrato sulla pancia ha deciso di non staccarsi (mi sa che avevo esagerato col nastro...), immaginate le risate di chi assicurava nel vedere uno fermo su un bidito che quasi strappa la maglietta...
il primo giorno di tentativi non ha dato buoni frutti, ma pochi giorni dopo con le braccia più fresche, è entrato al primo giro, senza neanche il trucchetto del nastro.
L'attacco dei cloni non ti concede molti giri, ti spacca le dita al primo! (come vediamo qui sopra il forte Andrin che si guarda le ferite...)
L'attaco dei cloni: 7b+, 15m, R2; necessari friends da 0,3 a 2; situata nel settore destro del Sergent è posta appena a sinistra del primo tiro di Sirbis. è indubbiamente una delle fessure più difficili della valle Orco, e, pur essendo corta è anche fra le più belle. Esposta ad Ovest al pomeriggio vi regala luci meravigliose! Divertitevi!
Quando si scopre una bella via in un qualche vallone sperduto è bravura. Quando si apre una super via in un luogo dove l'arrampicata ha interessato solo poche generazioni è bravura. Quando trovi una bella via a 15 minuti dall'auto in una valle dove l'arrampicata è ragione di culto da quarant'anni è culo. Quando ti accorgi di aver scoperto, salito e liberato una delle più belle vie di tutto l'Orco nel 2011 è un miracolo.
"Work in progress" è un miracolo!
Vi ricordate il capitolo primo? vi parlavo di due ragioni che hanno spinto me e Aziz a visitare i Cornflakes: la prima quella di poter liberare "la festa del cappello", la seconda è un simpatico scherzo dell'Oviglia... Nella sua nuova guida c'è una bella foto della parete dove lui traccia una linea rossa per indicare una via immaginaria; questa segue quel diedro marcio che abbiamo salito e chiamato "il disgaggiatore disoccupato". E quale pensate sia il nomignolo che Maurizio scrive a lato della linea rossa? Si!...é proprio "Work in progress"!! é così, anche se la nostra "work in progress" sta 30 metri più a destra, che dedichiamo questa salita a Maurizio Oviglia perchè è dal primo "Rock Paradice" che stimola tutti ad andare avanti in un infinito "work in progress"! Aperta nel maggio 2011 da me e Aziz si snoda in tre tiri perfetti e assai diversi nelle caratteristiche e nella roccia.
Il 1°tiro è un bel 7a su pietra scura e aderentissima; 3 chiodi ne proteggono un primo muro dai movimenti "falesistici", poi continua un fessurino ad incastro di dita, dove bisognerebbe esprimere una doppia gradazione: 7a per dita grandi, 6c per dita piccole. Materiale necessario: friends fino a 0,4 e nut medio-piccoli.
Una comodissima sosta vi permette di allestire un pic-nic per provare il 2° tiro per tutti i giri di cui abbisognate! La roccia dall'aspetto non perfetto si rivela sorprendentemente bella e insolitamente lavorata per la zona. Per ora liberato solo da me in pink-point questo fisico 7b attende la red-point, la quale costringerà ad un difficile piazzamento di uno 0,3 o C3 giallo sotto il primo tetto. Qui ci sono gli unici 2 spit della via, sicuramente criticabili ma comodi, rappresentanti del fatto che in "Work in progress" non ci sono prove di coraggio ma solo estetica del gesto! Sono necessari friends da 0,4 a 2; doppio lo 0,5.
...e ora tocca al vero miracolo: il grande tetto. Finchè non lo abbiamo toccato non siamo stati certi del fatto che vi potesse essere realmente una fessura di fondo. Essa c'è! Si tratta di un infinita traversata sotto uno dei tetti più pronunciati di tutta la valle; la roccia di crollo è liscissima ed il boulder che affronterete in mezzo è descrivibile solo con le immagini. Il vuoto inibisce leggermente la gestualità, ma anche qui la sosta degna di un campo base motiva a provare e riprovare. Liberato da me mettendo le protezioni (e vi confesso di aver avuto fortuna...) si è rivelato 7b+, ma ne gradirei un'ulteriore conferma oltre a quelle dell'Amadio e di Aziz, essendo questo un tipo di scalata assai specifico. In posto ci son 3 chiodi ed un nut, servono friends fino allo 0,75 e nut medi.
La via non presenta particolari obbligatori essendo questa percorribile interamente in artif senza superare A0. Solo nel primo tiro e sul primo chiodo si può azzardare un 6a obbl. R2. Dalla sosta di uscita andare sulla bella piattaforma a destra a reperire la calata; con una doppia da 60 si arriva a terra, ma si può anche usare la corda singola e far due calate.