Friends: da 3 a 6, con solo il 5 fa più paura...
mercoledì 6 giugno 2012
Sitting bull
Friends: da 3 a 6, con solo il 5 fa più paura...
mercoledì 18 aprile 2012
Aimonin: il restauro.
Progetto Manlio Motto
Manlio Motto è uno dei più forti apritori su roccia di tutti i tempi.
Inutile riportare qui il suo immenso curriculum che sicuramente voi appassionati ben conoscoscete; è invece importante capire che l'arrampicata su vie lunghe di buon livello nelle alpi occidentali è soprattutto figlia sua.
Traendo sicuramente ispirazione dallo stile di Mischel Piolà (col quale ha aperto diverse vie meravigliose) Motto inventa in Piemonte "la via perfetta"...
Proprio nelle valli intorno alla sua Ivrea, quindi in Orco per prima, Manlio cambia faccia allo spit.
Fino ad allora i microappigli e microappoggi che caratterizzano l'arrampicata su muro del nostro gnaiss, avevano spinto gli apritori verso un uso disomogeneo dello spit: o molto vicini senza tentare di arrampicare fra spit e spit o molto lontani in quanto l'apritore partiva eroicamente su una difficoltà che sperava di dominare, fermandosi solo la dove era abbastanza comodo per usare un piantaspit manuale (o solo in rari casi il trapano). Con Motto ed il mitico trapano Hilti T10 le cose cambiano!
Lui, riesce a scalare su tratti di 2-3 anche 4 metri di tacche, in muro aperto, verticale o leggermente appoggiato e fermarsi... Fermarsi per trapanare tenendo una listarella da mezzo centimetro e raramente riuscendo a mettere un cliff-anger, che su questo gnaiss poco si presta all' uso. Il tutto su tratti di arrampicata di 6b, 6c ed a volte anche 7a!
Nasce così l'obbligatorio e la sua ricerca! L'obbligatoriomania l'ho percepita nascere nella metà degli anni '90, proprio mentre iniziavo a scalare. Oggi si è forse affievolita ma per più di un decennio era il parametro maggiormente considerato per definire la reputazione di una via; infatti all'epoca sulle vie di Manlio non si parlava tanto di libera integrale ma piuttosto di "sei passato?" , al punto tale che solo dopo più di vent'anni dalla loro apertura alcune vie dell'Aimonin e del Cubo in valle Orco sono state liberate.
mercoledì 22 febbraio 2012
Ghiacco 2012: riflessioni di mezz'inverno...
Eppure i ghiacciatori non si sono certo persi d'animo, hanno atteso, atteso, e nonostante le condizioni avverse hanno reso la stagione eccitante!
Dalla val di Susa alla val d'Aosta sono state salite alcune rarità, mentre qualcun'altra come "A5 uscita glaciolandia" è sfuggita; questo perchè il freddo è stato si intenso ma è arrivato in una stagione dove il sole è ormai troppo alto e potente.
Si tratta di "Walser direct-Issime", un bel 5°+ di 120metri che resta in condizioni per pochissimi giorni sopra la frazione di Zuino (valle del Lys). Ovviamente non si lascia scappare la sua nuova vicina, anch'essa molto estetica.
Mentre il Bonino firma un'altra probabile novità in Valnontey ("Un serpente per Anouk") i valsusini che hanno battutto alcune rarità a Novalesa salgono un evidentissima linea a destra della "Canna di Fenils"...
è alla sua seconda stagione
del mondo ghiaccio...
Si, stregato è la parola giusta: l'effetto Gulliver sta proprio nello scatenare masse su una certa salita, non per il grado o la bellezza, è necessario solamente che la via pubblicata conti un discreto numero di ripetitori e di commenti positivi che magicamente diventa "alla moda" e se non la ripeti ti senti "Out", fuori dal giro!
Ecco che in un gennaio veramente magro è una festa per la brutta combinazione di "No thanks" più "Gelati", via mai considerata da nessuno e che per ragion di Gulliver dopo le vacanze natalizie ha contato un sacco di ripetizioni.
...tutti a provare a scalar su "teppe" d'erba gelate come si usa in Scozia!
Ho perso il conto di quante cordate si siano cimentate a provare questa insolita scalata, vi dico solo che la via è a 2 ore di accesso dalla macchina ed il giorno nel quale l'ho scalata ero la terza cordata!
"Lacelle qui reste" combinata per un tiro con la vicina "Jeux de Quilles" è una delle poche vie quasi interamente in ghiaccio quest'anno: un colosso di 350metri che il super Miki Amadio concatena in libera compiendone probabilmente la prima realizzazione!
Due viti corte e qualche friends fino allo 0,5 sono stati necessari oltre alle normali viti.
Il tutto lo consumiamo in fretta attaccando nelle ore più calde con guantini e guscietto leggero pensando al mito che ci attenderà...
...un paio di giorni dopo...
é un mito che fino ad un attimo prima di attaccarla ci opprimeva con tutta la sua storicità.
...però all'attacco il sole ci scalda le ossa e dietro di noi ci sono due francesi (abbastanza sul "big" andante) che ridono e scherzano...si comincia così, con leggerezza!
il primo da noi valutato 6b si fa bene senza guanti e le mani non gelano troppo; Miki lo sale velocissimo e non si accorge nemmeno che i cinque chiodi non sono tutti buoni...
Poi si gioca su tetti di ghiaccio per tanti tanti metri fino ad arrivare al colonnone centrale della salita.
Questo in apertura non toccava e fu valutato M6+...
in spaccata contro la roccia
dove spit e chiodo
aiutano l'umore su questa colonna abbastanza vuota!
...il ghiaccio è piatto...
La fine!
è l'una, siamo increduli, non ci è sembrato di aver corso invece sono bastate 3 ore e mezza per consumare il mito...
Correte!!!!!!!!
mercoledì 2 novembre 2011
Aiglun
Aiglun è uno dei tanti villaggi sperduti nelle montagne fra Nizza ed il Verdon...
Ad Aiglun ci sono fra le più belle vie di Francia...
La paroi Dèrobèe è arrivata alle cronache mondiali grazie a vie come Ali baba, ma c'è un'altra parete ancor più bella perché più comoda...
La paroi du Giat è attaccata al villaggio e con le sue 40 vie, lunghe dai 150 ai 350 metri si può definire colossale. L'arrampicata è estremamente varia, ai classici tiri verdoniani si alternano forti strapiombi a canne o ricchi di buoni buchi. La maggior parte delle vie è entusiasmante e ci sono chiodature per tutti i gusti, dalle vie tradizionali a quelle iperspittate, dalle super ingaggiate di Philip Mussato a vie di stampo falesistico con obbligatori alti...
Insomma, meriterebbe scrivere una monografia di questa parete dove per ora le relazioni sono assai confusionarie.
Sul web si trova qualcosa di affidabile, ma solo in pochi casi è sufficiente per arrivare alla base della parete ed aiutarvi efficacemente nell'orientamento. In alcune porzioni la parete è diventata un labirinto di vie che si incrociano e si reincrociano; considerando che le discese in doppia sono disagevoli, perché troppo strapiombante, sbagliare itinerario potrebbe creare qualche problema...
Ma c'è un motivo di eccitazione: è uscita la nuova guida, "L'escalade dans les Alpes-Marittimes" aggiornata al 2010...
per quanto riguarda la parte di Aiglun fa schifo!!
Il problema di questa guida è principalmente di esser solo un elenco; non vi dice se una via è bella, frequentata e pulita; non vi dice neanche come è chiodata, intendo dire se le piastrine sono ancora originali dell'89 o se molte protezioni sono su clessidre dove il cordone è marcio e per sostituirlo serve materiale specifico...
Ci sono poi errori oggettivi come gradi invertiti, colori della linea che non corrispondono a quello del grado a fianco e soste non disegnate o assenti nella realtà, se pur segnate...
Nella mia ultima visita ho ripetuto qualche via che avevo già fatto e vorrei esservi di aiuto con alcune dritte consigliandovi qualche via già "testata"
L'artisan du huitieme jour.
Via bella quanto il suo nome, solo tiri perfetti, mega canne e buconi...
In quei gradi è una delle più belle vie di Francia!
La chiodatura corta invoglia a provare la libera fino a che non sentite le mani aprirsi da sole!
S1- 6b obbl. 300m
L1: La via inizia su un inconfondibile diedro strapiombante di 30m che si risolve con movimenti “alpini”. Questo 7b però potrebbe ghisarvi per tutta la via!Se non siete diedristi incalliti potete partire da "Saga" (Dissipations); a sinistra del nostro diedro ignorate le placchette fixe(dorate) di "Pas de cadeau pour Noel" (7c+), ma partite sulle seconde, scrittona "Saga" alla base, 6b sostenuto, verticale a tacche. 35mContinuare su L2 di “Saga”, grande traverso decisamente aereo (bellissimo). 6a+ 20m
L2: Qui ritroviamo “L’artisan...” su di una stupenda placca rossa a goccie; seguire gli spit da 8mm che vanno dritti. 6b+, 30m.
L3: seguire 2 spit da 8mm su muretto a buchi; non andare dritti (L'artisan originale) ma obliquare a sx su fix inox, dopo il cordone continure a sx utilizzando fix marca Fixe(oro) verso un enorme cannone che va poi salito come fosse un albero della cuccagna! Attento le corde tirano e alla fine i moschettonaggi sono difficili! 15 rinvii; 40m; 7b+
L4: meraviglioso muro a canne strapiombanti, continuità pura. 7a+ 25m
L5: muro a tacche con sezione di blocco; poi traverso in sosta espostissima! 6c+ 20m.
L6: prima tettino con lungo bloccaggio, poi un infinito muro a buconi. 6c+/7a 45m.
L7: traversino, lancio e poi buconi. 6c; 25m
L8: muro rosso a buchi lontani, continuità pura, un viaggio! 7a+; 35m
L9: muretto e poi strapiombo obliquo a presoni buoni e lontani. Esposizione nauseante!! 7a; 20m. Note:Attenzione, un’eventuale ritirata potrebbe non essere facile a causa dei numerosi traversi e dei grandi strapiombi; comunque la via è riparata dalla pioggia fino al penultimo spit(facile).
Croquignol et sword fish trombones
S1 350metri 6b+obbl.
Questa via dell'89 non è perfetta come la precedente, anzi presenta anche tratti di roccia unta e dubbia, eppure per la su linea si tratta di una via unica.
La più centrale dell'immensa parete! Alcuni traversi conducono su nasi che sembrano irraggiungibili e l'ultimo tiro, come fosse un omaggio alla cuspide, è un tetto fra i più estetici che si possano desiderare!
Un viaggio fra aria e strapiombi!
L1: L'attacco è facile da trovare, a sinistra della scritta Saga è una linea di spit che comincia sopra un albero (dal quale si moschettona). 6c+ 35m.
L2: Si può giuntare al primo tiro. 5c 15m fino a sostare su pianta.
L3: al primo spit dopo la pianta iniziano i grandi traversi (primo spit del traverso nascosto dietro lo spigolo). A tratti in discesa è più difficile per il secondo. Esposizione nauseante! 6c 25m
L4: Traverso dell'esposizione vertiginosa; anche questo è più difficile per il secondo di cordata. 6b+ 25m
L5: Una "C" con durissima sezione di partenza dove si è rotta una presa. Ora 7b 25m.
L6: Bidita di tendine distanti ed uno start senza prese... Bello ma 7? 15m e poi finalmente sosta super comoda.
L7: Tirone, 45 metri dei quali 35 senza soluzione di continuità. Dopo un duro blocco è tutto da scalare. 7a+(più)!
L8: Dopo una piattaforma inclinata si entra nel mondo delle canne... Un bel 7b di continuità ti porta al super blocco di uscita, 2 spit, o li capisci o ti sembrano impossibili... striscia, spalla, ginocchio e inventa! 7c 25m. Se non siete in libera ed avete avanzato rinvii recuperandoli evitate la sosta appesissima e continuate su...
L9: traverso espostissimo su roccia eccezionale. 6c 18m.
L10: Goccie perfette, tutto grigio, non pensate e godete...6a+ 45m, non andate mai verso fix oro, questi sono di "Pas de cadeau..."
L11: 6b+ da sballo... buconi! 35m
L12: il tetto, un sogno! dinamici a piatte generose... vertigini!! 7b(uro) 20m
...e poi cammina fino in cima, è una cima vera!
Note:
Una eventuale ritirata dopo il 4° tiro potrebbe esser veramente complessa. Purtroppo qualche spit sbagliato e qualche cordone ancora da sostituire...
A la recherche du temps perdu.
S2 250m 6b+obbl.
Cambiamo settore ed inclinazione, siamo nella parte sinistra della parete caratterizzata da una scalata più verdoniana.
Non mozzafiato come le precedenti è comunque una via bellissima da me proposta con la miglior combinazione di tiri possibile per raggiungere la partenza vera e propria della via.
Questa non parte da terra ma nasce come variante di "Masotherapie".
Se seguite lo schizzo della foto non potete sbagliare:
L1: Cercate la scritta "Masotherapie pour les tendons maniaques" e contate 3 vie a sinistra: la prima è un 6b, la seconda è solo una variante di 6a, la terza è la strepitosa partenza di "Goutte a goutte"; 6b sostenuto 25m.
L2: è il secondo tiro di "Vertige de l'amour"; non andate quindi dritti (Goutte) ma andate a destra, bel muro con gran lancione. 7a/7a+ 30m
L3: camminate 5 metri su cengia a destra, da qui siete su Masotherapie. Dritti su cordoni e poi sempre verso destra su spit. Dopo una ventina di metri dovete abbandonare Masotherapie che continua a destra e andar dritti su placchette Kong (bluastre) fino in sosta. 45m molto bello se pur con qualche attrito sugli ultimi metri, 6c+.
L4: primo spit nascosto dritto sopra di voi. Poi non sbaglite più per tutta la via che è dritta. 6c duro nella partenza poi godibile muro grigio. 25m
L5: 5c+ vario e bello, 35m.
L6: conca-muro grigia, 6b molto bello. 35m
L7: dopo un muro un tettino e poi boccaggi su piatte. Qui il 6b+ obbligatorio della via. 6c+ 25m.
L8: grigio e liscio, spalmi, equilibri e lanci... 8 metri, 6c+/7a.
Con le mezze corde si scende in doppia (ottimamente attrezzate) ma queste sono assai nel vuoto.
Materiale:
per tutte e tre le vie servono molti rinvii, 17. Si può andare con la corda singola in quanto le discese consigliate sono a piedi ma in caso di emergenza le ritirate sarebbero impossibili.
lunedì 19 settembre 2011
La strategia del ragno.
L'Ancesieu è una delle più grandiose pareti di tutte le Alpi occidentali...
La Sud-Ovest ne è la sua parete più selvaggia...
Una sola via la solca...
Una via mitica e fino ad oggi mai ripetuta...
Questa è la storia di una partita che è durata oltre 30 anni!
Dopo la vasta esplorazione delle possibilità del Caporal e delle circostanti pareti ci voleva qualcosa che andasse oltre, che rappresentasse un impegno più completo e totale […]. Una parete che richiedesse più giorni di arrampicata con l’uso delle tecniche più moderne, ma, con l’esclusione del perforatore e dei chiodi a pressione. Questa c'era, era l’Ancesieu! […]
I primi tentativi di Cotta e Saviane vengono portati a destra di quella che sarà la via diretta di salita, lungo un tracciato che assumerà il nome di “variante del preambolo”.
Almeno quattro tentativi non portano gli scalatori oltre la grande cengia erbosa posta ad un terzo della parete, un grande tetto sembra impedire ogni possibilità di salita.[…] Fin dall’inizio sono evidenti le caratteristiche dell’arrampicata: la roccia è compatta ed i pochi strapiombi valicabili sono a volte intasati da tenacissimi ciuffi d’erba, alcuni tratti in arrampicata artificiale richiedono chiodatura paziente e delicata in ostiche fessure appena marcate e con fondo terroso. Malgrado ciò l’ambiente esercita un fascino particolare che spinge a ritornare con accanimento sul difficile problema.
Antonio Cotta è un liberista eccezionale, molte volte ci ha lasciati di stucco superando con straordinaria eleganza passaggi contro i quali noi ci spellavamo inutilmente le dita. Quando però l’arrampicata diventa dura lotta ed è necessario ricorrere all’arte più raffinata della posa degli ancoraggi non è più affar suo.[…]
Dovette quindi cercare un valido rinforzo e, la scelta non poteva cadere meglio: Isidoro Meneghin! Lui, è un vero specialista dell’arte della chiodatura difficile […]
All’inizio dell’80 riprendono i tentativi: Cotta, Meneghin e Biagio Merlo ripercorrono la “variante del preambolo” ed esplorano in discesa l’attacco diretto. In un secondo assaggio Cotta e Meneghin percorrono l’attacco diretto e vi lasciano delle corde fisse. Ritornano poi successivamente e si calano dalla cima fino alla base della parete; risalgono alla cengia e proseguono fino in cima!
Finalmente il 31 Maggio 1980 la parete è vinta!
La via viene chiamata “La strategia del ragno”.
Un cruccio è però rimasto nell’animo di Meneghin: da metà parete, per evitare un bivacco, è stata scelta una serie di fessure molto belle ma che concludono a sinistra della cima; resta invece inviolato un lungo diedro che offre la possibilità di un uscita diretta. […]
Meneghin
sull'ultimo
magnifico tiro della Manera-Meneghin all'Ancesieu
ALPINISTA SOLITARIO…
[…] Isidoro mi è sempre apparso come un solitario: i suoi rapporti con i compagni di cordata sembravano più suggeriti da necessità contingenti che ricercati per libera scelta.
Forse i momenti di massima realizzazione interiore li trovò nelle innumerevoli solitarie, molte delle
So poco di queste salite perché ne parlava poco, mai quando erano allo stadio di progetto e raramente dopo la realizzazione. Era molto preciso e credo stendesse sempre un resoconto tecnico
[…]Una volta partimmo per andare a cercare una sconosciuta Punta Perra, posta al fondo di un
“ma saresti interessato a salire una roba del genere?”
E, ciò che gli raccontò è più o meno ciò che vi ho riportato nella storia della “Strategia del ragno”. Da notare che questo dialogo avvenne nell’estate dell’80 quando la Strategia, perlomeno senza uscita diretta, era stata vinta e finita…
Ma vi rendete conto che Meneghin tenne per se quella che poteva essere una delle vie più complesse del Piemonte?
È proprio nelle montagne sopra la valle Orco che Maneghin ha scoperto pareti scomode ma bellissime: il Monte Castello con la sua arditissima Elogio della follia (VII/A3), oppure tutte le bellissime vie delle torri del Blanc Giuir, vie verticalissime alcune delle quali liberabili e non ancora liberate.
Risalendo però l’accesso appena scoperto (Combetto degli Embornei), si accorgono che la parete Sud-Sud-Ovest, quella delle odierne vie di Motto, è altrettanto grandiosa e ovviamente non resistono ad iniziare una via totalmente nuova. Questa però, è un’altra storia…
A quasi un anno di distanza il 1/5/1981 tornano finalmente sulla Sud-Ovest. Percorrono il lungo vallone del rio Arcando, ancora innevato, si calano dalla cima ma, non hanno tempo di scendere fino alla base perché al mattino la sveglia del Meneghin non ha suonato. Cominciano quindi a scalare da dove la “Strategia del ragno” scappava a destra, tirano dritti per altri 5/6 tiri e aprono così il “Diedro della sveglia”.
Quel giorno:
il pazzo!
L’Ancesieu, una delle più belle pareti del Piemonte ci ha fatto un altro regalo: a voi sta di goderlo!
S1 6b+ 30m 3 ch.
S3 6c 45m di sviluppo, 20 verticali, 3 ch.
S4 6b+ 30m.
S5 da attrezzare su evidente spuntone; 25m III°.
Materiale: una serie fino al 2.
L12 – Dalla sosta un poco a destra e per risalti, fra rododendri e gradini di roccia, si arriva in:
S13 IV° 30m.
Note: pur essendo l’undicesimo il tiro più duro esso è ben superabile in artif. I più impegnativi restano il secondo in quanto aleatorio e lungo e il nono che presenta il 6b obbligatorio della via.
Il nono tiro ha una sosta appesa (presente nella relazione di Manera e Meneghin), la quale spezza la continuità del tiro; per essere fedeli alla libera quindi, bisogna continuare fino in S10. In questo
Discesa:
mercoledì 31 agosto 2011
Al Vittorio Emanuele si scala!
La pietra è, a tratti, di qualità veramente superiore; degna di alcune placche del Monte Bianco si presenta rossa e a ghiandoni.
Il primo giorno potete salire con comodo al rifugio per una scalata pomeridiana al Ciarforin.
Questa parete, esposta a sud Ovest, presenta numerose vie di varie difficoltà; le relazioni complete si trovano su un ottimo disegno appeso al rifugio. A mio parere sono interessanti due vie, le quali a tratti trovano la roccia migliore della zona.
"I segreti del guardiaparco" è stata aperta da Valerio Bertoglio nell'86; 6b è la sua difficoltà massima e sale in bellissimi diedri da proteggere; qualche chiodo in posto e soste ottimamente riattrezzate recentemente; una serie di friends fino al 2 è sufficiente.
Scendendo poi, non potete mancare il presunto 7b di "Jasmin", una placca veramente estrema che, a nostro parere, è già solo 7b fino ad un passo che ci è parso quasi impossibile... Questa è ovviamente aperta dal superfantaplacchista Maurizio Oviglia, il quale è riuscito a regalarci un sonoro 6b+ obbligatorio.
Ricordate la copertina di "Rock Paradise"? ...c'è una foto di un totem roccioso ed un disegno stilizzato, beh, quella è "Alison" alla punta Marco.
Poteva a mio avviso esser evitato più a sinistra, facendone uno in comune con la via di Carlo Giorda. Queste son però visioni diametralmente opposte: L'Oviglia ha fatto di tutto per non avere tiri comuni ad altre vie, mentre io, attraverso un restyling, avrei approfittato per dar risalto ad alcuni tiri meritevoli come il muro centrale della via del Giorda attualmente in totale abbandono.
Dopo il bastone tocca alla carota, e qui la carota è il totem finale!
Incredibile: le altre tre vie della parete l'avevano evitato, invece è proprio li che la via prende senso, ed è per quel monolite che ammirate ogni volta che salite la normale del Granparadiso che, prima o poi metterete le mani su "Alison". Su questi ultimi 2 tiri la roccia diventa magnifica, come al Grand Capucin, e la cima aguzza ripaga di ogni sforzo!
la relazione dell'Oviglia su Rock paradise è ovviamente ottima. La via ha molti spit in posto, probabilmente aggiunti in discesa per indicare la linea più bella e solida. é quindi più che sufficiente
una serie di Camalot fino al 2 e 14 rinvii.
Le doppie con un po' d'occhio possono esser rapidissime ma le corde devono esser da 60 non accorciatesi nel tempo.
L'accesso invece è diventato più complesso rispetto alla descrizione originale; un crollo ha modificato il terreno: ora con molta attenzione bisogna superare una piccola fascia di roccia grigia che si è creata sotto la pietraia basale; in discesa si fa poi una doppia su due chiodi non troppo difficili da trovare. Dal rifugio sono necessarie poco meno di 2 ore per raggiungere la scritta d'attacco. Spero che il tracciato sulla mia foto sia utile.
sabato 6 agosto 2011
Burgasser... scalare a 4000 metri!
siamo nell'epoca degli assalti alle grandi pareti alpine, siamo in un epoca dove la differenza di livello arrampicatorio su roccia tra alpinisti dell'est e quelli dell'ovest è la stessa che passa fra uno stambecco ed una mucca.
Infatti questi due nomi non son certo Savoiardi...
Burgasser ha aperto interessanti vie in dolomiti e alpi centrali, fra le quali la parete Nord-Ovest della Sciora di dentro e lo spigolo nord della Turbinasca; oltre che sestogradista (grado che all'epoca aveva meno di dieci anni) era, come tutti quegli alpinisti, un ottimo artificialista, tanto che alcuni storici addebitano a lui l'uso del perforatore per mettere i primi rudimentali chiodi a pressione.
Il primo tiro è una variante che consiglio, parte più a destra dell'originale su una bella fessura diedro: 5c+.
Perchè scalare a 4000 metri su passagi di 6c è un'esperienza unica; non l'avevo mai provata, anche perchè l'unico altro posto dove avevo scalato a quella quota è il Pilone centrale del Freney, e li di certo i 6c/7a non li ho provati....
Il dente è assai più comodo del Pilone e su quei tiri corti puoi "dargliene" fino al volo!
è incredibile la differenza di sforzo che si compie tra scalare ai 3500/3600 dell'Aguille du Midi e i 3800/4000 del dente: ogni passo fisico mette a dura prova la respirazione, e se per caso forzi il "blocco" un Doberman ti morde l'avambraccio!
Insomma provare per credere!
Spero con questa mia di essere utile a tutta la comunità:
L1: l'originale atacca in un evidente rampa obliqua (sinistra-destra) all'estrema destra della conca detta "salle à manger". Consiglio invece una bella fessuretta di 10 metri posta una trentina di metri più a destra in corrispondenza di uno spit con maillon. 15m 5c+ sosta a chiodi.
L2: bel diedro di 6b purtroppo nella prima metà all'ombra. Per trovare corretto questo grado bisogna, dove questo strapiomba, traversare 3 metri a destra fin su spigolo-placca e ritornare a sinistra in fessura (un po' sprotetto, 5c+ obbl.); da qui dritti nel diedro fino in sosta a spit. 25metri.
L3: Strapiombo di sezione fisicissima, oggi protetto a spit, ne è difficile anche il ribaltamento.
Difficile capacitarsi di come alcune relazioni parlino di 6b+, già dichiararlo 6c+ vuol dire dare un grado da "boulderista incazzato"... vien da pensare che la libera dichiarata in relazioni precedenti passasse a destra rispetto al restyling attuale. 6c+? 20metri.
L5: Attenzione, dalla sosta non vedete più nulla! si traversa 15 metri a sinistra su roccia particolarissima, poi si segue l'evidente diedro facile su pietra non perfetta superando molti comodi gradini da sosta. Consiglio di non fermarsi alla comoda sosta a spit per due ragioni: la prima è che spesso c'è coda di chi scende in doppia, la seconda è che è meglio far pesare la corda in questo tiro facile che in quello dopo, che è già lungo e difficile. Quindi sostare su chiodi in corrispondenza di un piccolo gradino posto prima delle difficoltà finali. 5b 55metri.
L6: Tiro chiave! Due possibilità: evidente fessura ad incastro sulla sinistra, bella e fisica, prima mano e poi camino, 6c quasi tutta da proteggere. La seconda è il tiro di A0, interamente chiodato a destra della prima; sicuramente fattibile in libera non so però darvi un grado, molto bella è la parte dopo l'artif, intorno al 6a+. 45 metri fino alla vetta di sinistra.
Non entro nella mia opinione etica e morale ma faccio solo una considerazione: la via in epoca "del chiodo" era ripetutissima, era un obbligo di un certo curriculum d'alta quota; potete immaginare quanti chiodi e quanto ciarpame ci siano in quelle fessure... Meno peggio uno spit o quattro chiodi storti giuntati da altrettanti cordini?
Per ora sono necessari friends da 0,3 a 1 e 12 rinvii se fate l'uscita di A0; se invece optate per uscire dalla fessura di 6c bisogna aggiungere un 2 ed un 3.
Ciao!




